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mercoledì 26 marzo 2014

domenica 24 marzo 2013

Irpef e distribuzione del reddito 2011

Fonte: Elaborazioni su dati MEF

Il reddito medio dichiarato è di 19.655 euro (15.723 quello mediano).


Non tutti i proventi devono essere riportati sui modelli della dichiarazione dei redditi. Ad esempio, gli interessi sui titoli obbligazionari o il capital gain sono soggetti a ritenute del 12,5 o del 20%. Tuttavia l'economia sommersa, secondo l'ultima stima Istat, può arrivare al 17,5%. 



Secondo le rilevazioni Istat, i dipendenti erano il 33,3% della popolazione con più di 15 anni; gli autonomi l'11,7% e le persone con più di 64 anni il 22,7%.

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Guglielmo Forges Davanzati, Le tasse, la recessione e la diseguaglianza

martedì 19 marzo 2013

La crisi bancaria cipriota

Fonte: Elaborazioni su dati BCE e Ameco

Nel 2012, gli 860 mila ciprioti hanno visto scendere il pil del 2,6% in termini reali. Il pil procapite è di circa 20.800 euro (25.700 in Italia). Il pil ai prezzi correnti corrisponde a 17,9 miliardi di euro.

E’ bene chiarire subito ai liberisti monomaniaci che la crisi cipriota non ha nulla a che vedere con il debito pubblico, dato che fino al 2011 è stato inferiore a quello della Germania e nel 2012 era dell’86,5% (81,6 quello tedesco). Il problema sorge dopo l’ingresso dell’isola nell’euro, con l'afflusso dei capitali bancari.

Se si pone a raffronto la struttura delle passività bancarie cipriote con quelle di alti paesi della zona euro, emergono due anomalie: la forte rilevanza dell’indebitamento verso paesi non euro (solitamente viene indicata la Russia) e una crescita delle passività rispetto al pil.




I depositi delle banche cipriote sembrano in linea con quelli dei paesi come la Germania e l’Italia.  In realtà rappresentano il 272% del pil contro il 120% della Germania e il 96,5% dell’Italia.



Non vi sono quindi solo i patrimoni degli oligarchi russi, ma anche dei cittadini della zona euro, in quanto l’assurda costruzione europea permette che vi sia al proprio interno più di un paese (Irlanda, Lussemburgo e Cipro, solo per fare qualche nome) che di fatto si comporta come un paradiso fiscale, favorendo il drenaggio di capitali a danno di altri paesi membri.

Vi sono poi i depositi interbancari. Ancora una volta quelli ciprioti sembrano in linea con quelli italiani (19,5 contro il 18,6% delle passività bancarie) e sono addirittura inferiori alla quota francese (24,7%).  Ma se si guarda il peso rispetto al pil cipriota si arriva al 140% (era il 55% nel 2005), contro il 50 dell’Italia e il 100% francese ed è allineato a quello irlandese (158%).


Le passività verso i paesi non euro sono assai rilevanti ed è un’altra analogia con le banche irlandesi (che accolgono i capitali inglesi). Sono indubbiamente rilevanti, ma non sono stati gli oligarchi russi a provocare la crisi. Anzi, hanno continuato a far affluire i capitali al sistema bancario cipriota fino a sfiorare il 200% del pil dell’isola.




La crisi nasce a causa dei deflussi interbancari europei: tra il 2009 e il 2012, il sistema finanziario cipriota deve restituire il 50% della raccolta bancaria derivante dalla zona euro  (da 50,5 a 24,9 miliardi), mentre i ricchi privati (eurocomunitari o meno) sono i destinatari  dell’imposta sui depositi che si intende introdurre per salvare il sistema bancario nazionale (quello europeo ha già provveduto a portare la liquidità a casa).





Pur non piangendo per coloro che hanno portato i capitali a Cipro, resta il fatto che ancora una volta il sistema finanziario europeo non pagherà un euro per la crisi che ha provocato. Una prova in più che l’euro è il sistema ideale per le banche, ma  non ha nulla a che vedere con l'Europa dei popoli.

lunedì 18 febbraio 2013

Tremonti e l'economia sommersa

Questa sera Giulio Tremonti al programma "Piazza Pulita" su La7 ha detto che l'economia sommersa in Italia è simile a quella tedesca.

Questa affermazione non corrisponde al vero. Secondo uno studio della Commissione Europea dell'agosto scorso, la quota delle attività non regolari in Germania è del 13,7%. In Italia è del 21,2%.

Ora è chiaro perché Tremonti proponeva sempre i tagli lineari quando era ministro: per lui una differenza del 55% è praticamente insignificante.


venerdì 15 febbraio 2013

Ricchezza nei Paradisi Fiscali



Dal sito dell'Economist: le origini della ricchezza nei paradisi fiscali.
Gli europei (in azzurro) hanno circa l'equivalente di 1.000 miliardi di dollari in Svizzera, altri 400 miliardi (a spanne) sono in Lussemburgo e quasi 1.400 miliardi in altri paradisi fiscali sparsi per il mondo. Totale: 2.800 miliardi di dollari, pari al 3,5% della ricchezza complessiva che il Credit Suisse attribuisce all'Europa per il 2011.
A livello mondiale, la ricchezza nascosta nei paradisi fiscali, secondo il Boston Consulting Group, si commisura in circa 7.800 miliardi, pari al 3,3% della ricchezza complessiva, stimata dalla banca elvetica in 235.000 miliardi di dollari.


lunedì 27 agosto 2012

Pressione Fiscale ed Evasione


La Commissione Europea ha pubblicato uno studio dedicato al miglioramento delle politiche fiscali.
Tra gli altri temi è affrontato il problema dell’economia sommersa.

E’ opinione diffusa che il sommerso e l’evasione siano il frutto di un’elevata imposizione fiscale. Per i professionisti dei luoghi comuni sarà sorprendente apprendere che, in realtà,  l’economia sommersa è più elevata ove è più bassa la pressione fiscale.



Il grafico mostra che mano a mano che il rapporto tra entrate fiscali e pil cresce, la quota dell’economia sommersa tende a scendere. 

Nel 2011, la quota dell’economia italiana che sfuggiva al fisco, secondo il rapporto della Commissione Ue, era del 21,2%, innanzi ad una pressione fiscale del 42,5%. Più o meno su lo stesso livello tributario vi erano paesi come l’Austria, ove però il sommerso conta l’8%,  la Francia con un sommerso dell’11% e la Finlandia con il 13,7%. 
Il livello del sommerso italiano è quindi il doppio della media  dei tre paesi che hanno una pressione tributaria simile alla nostra.

Se l’Italia, da l’introduzione dell’euro nel 2002 ad oggi, avesse potuto contare su questo 10% di entrate pubbliche in più (e stiamo parlando di un dimezzamento dell’area di evasione) e la  metà del gettito fosse stato destinato alla riduzione del debito pubblico, avremmo potuto avere un  rapporto debito / pil  del 75%.