Visualizzazione post con etichetta Produzione Industriale. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Produzione Industriale. Mostra tutti i post

mercoledì 25 maggio 2016

Grandi imprese industriali: l'aumento della produzione grazie ai maggiori ritmi produttivi, occupazione ferma al palo

Fonte: Elaborazioni su dati Istat


Nel primo trimestre del 2016 il fatturato delle maggiori imprese industriali è diminuito dell’1,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Al netto della variazione dei prezzi alla produzione (-3,2), le vendite reali segnano un incremento dell’1,6%, trainate soprattutto dal mercato interno (+1,8), mentre le esportazioni non vanno oltre il mezzo punto percentuale (quelle complessive dell’Italia sono aumentate dello 0,3).

L’aumento delle quantità vendute ha stimolato la produzione industriale che nel trimestre cresce dell’1,7%.

L’espansione dell’attività produttiva non si è tuttavia estesa  in misura significativa all’occupazione (al netto dei cassintegrati), che aumenta solamente dello 0,3%.

La crescita della produzione è stata ottenuta prevalentemente con l’intensificazione dei ritmi produttivi: la produttività oraria aumenta infatti dell’1,4%.

Parallelamente, il costo orario del lavoro è sceso dell’1,3% rispetto al primo trimestre del 2015.  Ferme restando di fatto le ore lavorate per dipendente (in realtà aumentano dello 0,1%), il costo complessivo del lavoro diminuisce dello 0,9% solo per effetto dell’aumento della base occupazionale. L’aumento della produzione consente quindi di ridurre il costo del lavoro per unità di prodotto (clup) del 2,8%. 


grafici su base annua qui

mercoledì 24 febbraio 2016

Grandi Imprese Industriali 2015, fatturato nominale invariato e occupazione in calo

Fonte: Elaborazioni su dati Istat


Nel 2015 il fatturato destagionalizzato delle maggiori imprese industriali è aumentato dello 0,1%. Al netto della variazione dei prezzi alla produzione (-2,7), le vendite reali segnano un incremento del 2,8%, trainate soprattutto dal mercato interno (+3,1) mentre le esportazioni si fermano all’1,4 (quelle complessive dell’Italia sono aumentate dell’1,8).


Tuttavia, nonostante l’aumento delle quantità vendute, le imprese hanno preferito smaltire le scorte accumulate (-0,9% negli ultimi dodici mesi). La produzione industriale ne ha tratto pertanto un giovamento alquanto limitato, aumentando dello 0,8%.


L’espansione dell’attività produttiva, per quanto modesta, non si è estesa all’occupazione al netto dei cassintegrati, che è stata anzi  ridotta dell0 0,7%, nonostante il ricorso alla CIG sia diminuito del 27% (-35,6 a livello nazionale per tutti i settori).

La crescita della produzione  è stata conseguita sia con l’aumento delle ore lavorate per dipendente (+1%), sia intensificando i ritmi produttivi (+0,4).


L’aumento delle ore lavorate per dipendente deriva sia dagli straordinari, in crescita dell’1,9%, sia dal crollo delle ore perse per scioperi (-65%). Ma nel complesso il monte ore di lavoro resta poco mosso (+0,3) per la diminuzione della base occupazionale.

Il costo orario del lavoro è aumentato dello 0,6%,  Tenendo conto del leggero aumento del monte ore, il costo complessivo cresce dell’1,1. L’aumento della produzione permette di contenere la crescita del costo del lavoro per unità di prodotto (clup) allo 0,4%.


Allargando l'orizzonte temporale, la produzione industriale dal 2010 è scesa di oltre l'8% portando giù sia l'occupazione (-4,5%) sia il numero di ore lavorate per dipendente (quasi un punto percentuale). In tal modo  anche la produttività per ora lavorata non può che diminuire (quasi un punto e mezzo).


mercoledì 17 febbraio 2016

Ad otto anni dall'inizio della crisi, produzione industriale ancora sotto del 23%

Fonte: Elaborazioni su dati Istat


Nel 2015 la produzione industriale destagionalizzata è aumentata dello 0,8% rispetto al 2014. Nell’ultimo trimestre dell’anno si nota tuttavia un certo affaticamento, diminuendo dello 0,7% annualizzato rispetto al trimestre precedente.


Il settore che ha sostenuto l’attività produttiva è stato quello dei beni strumentali, che nell’anno appena concluso è aumentato del 3,2%, trainato soprattutto dai mezzi di trasporto (+16,5), senza i quali si dovrebbe registrare un calo in media annua della produzione dei beni strumentali dello 0,7. 


Sono state  le immatricolazioni di auto nuove (+15,8%) il propulsore della crescita produttiva. Ciò ha favorito, per il settore dei beni strumentali nel suo complesso, il tono sostenuto delle importazioni, cresciute quasi dell’8%. Insignificante è invece stato l’apporto delle esportazioni, che si limitano ad un aumento di mezzo punto percentuale.


Nel settore dei beni di consumo sia le esportazioni (+1% nel 2015) che la domanda interna fanno fatica a sostenere la produzione industriale, che rimane invariata rispetto al 2014. Il dinamismo della domanda interna è desunto dalla crescita delle importazioni, che crescono del 2,6%. 

La produzione industriale congiunta dei beni di consumo e di investimento  del 2015 aumenta del 1,7%, ma la produzione di beni intermedi e di energia non riesce a cogliere questa modesta opportunità ed arretra dello 0,4%. Sono pertanto le importazioni a coprire il fabbisogno realizzando una crescita del 6%. Se poi si tiene conto che le esportazioni di beni intermedi ed energia sono aumentate del 2,4% senza riuscire a risollevare la produzione interna complessiva del settore se ne deduce la forte carenza sofferta dal nostro paese nella lavorazione e nella trasformazione dei prodotti manufatti. 

E’ il risultato della crisi iniziata nel 2007,  che ha spazzato via quasi un quarto della produzione industriale.


lunedì 18 gennaio 2016

La crisi sembra aver colpito soprattutto il cuore della nostra manifattura: la lavorazione dei beni intermedi

Fonte: Elaborazioni su dati Istat


Nel trimestre terminante a novembre la produzione industriale destagionalizzata è aumentata rispetto al trimestre precedente ad un tasso annuo dell’1,6% e del 2% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.


Il settore che sostiene l’attività produttiva è quello dei beni strumentali. Nel periodo considerato la crescita è stata del 4,9% rispetto ad un anno prima, grazie soprattutto alla domanda interna, dato che le esportazioni sono diminuite dello 0,6%. La conferma del tono sostenuto della domanda interna la si può avere anche dalle importazioni, in crescita del 4,4%, anche se il loro ritmo appare in rallentamento (nel trimestre terminante ad agosto superavano il 12%).


Tuttavia, il merito dell’espansione dei beni di investimento è per lo più limitato alla produzione dei mezzi di trasporto, che crescono nel trimestre di oltre il 21%, mentre gli altri beni strumentali non riportano alcun incremento rispetto allo stesso periodo del 2014.


Nel settore dei beni di consumo sia le esportazioni che la domanda interna fanno fatica a sostenere la produzione industriale, che aumenta nel trimestre solamente dello 0,3% rispetto ad un anno prima. La domanda estera cresce per poco più di mezzo punto percentuale, mentre il dinamismo della domanda interna è desunto dalla crescita delle importazioni, che si espandono quasi del 2%.



La produzione industriale congiunta dei beni di consumo e di investimento  aumenta del 2,7%, ma la produzione di beni intermedi non riesce a cogliere la domanda proveniente dagli altri due segmenti ed incrementa i livelli produttivi solamente dell’1,2%, tanto più che le esportazioni contribuiscono ad accrescere la domanda con un'espansione del 2,4%. Sono pertanto le importazioni a coprire il fabbisogno realizzando una crescita che sfiora il 6%.


Da questi andamenti si potrebbe arguire che la crisi abbia falcidiato una fetta consistente della base produttiva, soprattutto nel settore dei beni intermedi, ovvero di ciò che costituisce la tipica vocazione manifatturiera dell’Italia, che non appare più in grado di reagire alla crescita sia pur modesta della domanda interna, lasciando ampi spazi alle forniture estere.

Infine, vale la pena evidenziare che l’aumento della produzione industriale è particolarmente fragile, perché si basa sull'espansione di un solo segmento, per quanto importante, come quello dei mezzi di trasporto. Al di fuori da questo, la produzione industriale  crescerebbe solamente dello 0,7 annuo anziché del 2% 


martedì 3 marzo 2015

Grandi Imprese 2014: l'aumento delle vendite (export) ha solo smaltito le scorte

Fonte: Istat

Nel 2014 il fatturato delle grandi imprese industriali è rimasto sostanzialmente invariato (+0,2%) rispetto al 2013. Al netto della variazione dei prezzi alla produzione (-1,5%), le vendite reali segnano un incremento dell’1,6%, grazie soprattutto alla crescita del 3,2% della domanda estera (contro un +0,6 delle esportazioni complessive a livello nazionale). Le vendite sul mercato interno  aumentano per poco più di mezzo punto percentuale. 


Tuttavia, nonostante l’aumento delle quantità vendute (+1,6), le grandi imprese hanno preferito smaltire le scorte accumulate (-2,2% rispetto a dodici mesi prima, quasi il 4% in meno rispetto al 2010). La produzione industriale non ne ha tratto pertanto giovamento ed è stata anzi ridotta dello 0,7% rispetto ad un anno prima.


Il calo dell’attività produttiva si è riflesso sia sugli occupati,  scesi dello 0,5% (al netto di quelli in cassa integrazione), sia sulle  ore lavorate per dipendente (-0,7). Nel complesso, le ore effettivamente lavorate sono diminuite dell’1,2% e ciò ha consentito un aumento della produttività oraria dello 0,5% sul 2013.


Sul calo delle ore lavorate hanno influito sia gli straordinari, scesi dello 0,8%, sia l’aumento delle ore di sciopero (+42,5%) In controtendenza invece le ore di cassa integrazione, scese del 15,2% (innanzi ad un calo dello 0,3 a livello generale). 


Il costo orario del lavoro è aumentato del 2,7%. Tenendo conto del calo delle ore lavorate, il costo complessivo cresce dell’1,4%, ma innanzi ad un calo della produzione dello 0,7 il clup non può che aumentare del 2,2%.   


Le retribuzioni orarie  sono aumentate del 2,9%, ma il calo delle ore effettivamente lavorate per dipendente contiene i guadagni medi individuali al 2,2%. Poiché i prezzi al consumo (Ipca) nel 2014 sono aumentati dello 0,2% i lavoratori delle grandi imprese industriali possono registrare un aumento del potere d’acquisto del 2%. 

giovedì 12 febbraio 2015

Produzione Industriale 2014: fuori dalla recessione? solo gli USA

Fonte: Eurostat, FED, Ocse


A dicembre 2014, gli Stati Uniti sono l'unico paese che può vantare una crescita consistente della produzione industriale rispetto a dodici mesi prima (+4,9%). Modesti o insignificanti sono gli incrementi registrati dal Regno Unito (+0,5), dalla Germania (+0,2) e dalla Francia (invariata). Modeste, ma in negativo, sono le variazioni  dell'Italia (-0,2) e della Spagna (-0,7). In Giappone, nonostante la buona intonazione del mese di dicembre, la produzione rimane dell'1% inferiore rispetto ad un anno prima.


In media, il 2014 si chiude con una aumento piuttosto generalizzato della produzione industriale, ad eccezione della Francia e dell'Italia, che nel confronto con il 2013 si contraggono rispettivamente dell'1, e dello 0,7%. In media annua crescono invece Spagna (+1,2), Germania (+1,3), Regno Unito (+1,4), Giappone (+2,1) e Stati Uniti (+4,3). 

Ad eccezione degli Stati Uniti (la cui produzione industriale è il 6,5% più elevata rispetto ai livelli pre-crisi) e della Germania (+1,1 sui livelli del 2007), tutti gli altri paesi subiscono ancora gli effetti della recessione:  il Regno Unito perde quasi l'11%, il Giappone e la Francia oltre il 13; per l'Italia il calo della produzione è di poco inferiore al 24%, mentre la Spagna, nonostante il rimbalzo dell'ultimo anno, ha visto svanire  il 29% della produzione che riusciva a realizzare nel 2007. 

lunedì 3 marzo 2014

Nel 2013 le grandi imprese riducono l'occupazione (-1,2%) e la produttività (-1,6) per il calo domanda (-2,7)

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

Nel 2013 il fatturato delle grandi imprese industriali è sceso del 3,8%. Al netto della variazione dei prezzi alla produzione (-1,1%), le vendite reali segnano un calo del 2,7%, quale effetto di un crollo della domanda interna del 5,1%, non compensata dall’aumento della domanda estera (+2,1%; in controtendenza rispetto alle esportazioni complessive nazionali che segnano una caduta dell’1,2). La produzione industriale si è adeguata al calo delle vendite reali, segnando una flessione del 3%.


Ne hanno pagato le conseguenze i dipendenti che, al netto di quelli in cassa integrazione (-0,4% le ore utilizzate), sono diminuiti dell’1,2. Ma ciò non è stato sufficiente: le imprese hanno dovuto rallentare i ritmi produttivi orari dell’1,6%, dato che le ore lavorate per dipendente sono rimaste sostanzialmente invariate (-0,1).


Nel complesso, le ore lavorate sono diminuite dell’1,3% in linea con il calo degli occupati. Il crollo delle ore di sciopero (-35,9%) compensa infatti quasi completamente il calo degli straordinari, diminuiti del 6,1%.  

Il costo orario del lavoro è aumentato nel 2013 dell’1,1%, ma innanzi al calo delle ore lavorate il costo complessivo scende dello 0,2%. Ciò nonostante, a causa del calo dell’output del 3%, il costo del lavoro per unità di prodotto (clup) aumenta del 2,8%.

Le retribuzioni orarie sono aumentate dello 0,8%. Se si tiene conto del calo delle ore effettivamente lavorate per dipendente, i guadagni medi individuali registrano un aumento dello 0,7%. Poiché i prezzi al consumo (Ipca) sono cresciuti dell’1,3 i lavoratori del settore industriale subiscono una riduzione del potere d’acquisto di 0,6 punti  percentuali (che fa seguito al calo dell'1% del 2012). 

mercoledì 12 febbraio 2014

Produzione Industriale 2013: Usa +2,6%, EZ -0,7%, Italia -3%.

Fonte: Eurostat, FED, Ocse


A dicembre la produzione industriale destagionalizzata dell’area euro è aumenta dell’1,2% rispetto allo stesso mese del 2012,  per merito soprattutto dell’attività produttiva tedesca (+2,7) e spagnola (+1,7). Modesta la crescita francese (+0,4), mentre il contributo italiano è stato negativo (-0,7). 


Notevole è il balzo della produzione industriale giapponese (+6% annuo) e degli Stati Uniti (+3,7). Il gap produttivo della zona euro nei confronti dell’altra sponda dell’oceano supera abbondantemente l’11% i livelli accertati nel 2007 (un analogo confronto tra Italia e Germania vede ampliarsi il divario produttivo a vantaggio di quest'ultima del 23,5% rispetto ai livelli produttivi tra i due paesi del 2007). Anche il Regno Unito registra una crescita della produzione (+1,8) superiore a quella dell’area della valuta comune.


In media annua, la produzione industriale dell’eurozona è comunque scesa dello 0,7% sul 2012. In calo risultano tutti i maggiori paesi, tranne la Germania, che riesce a mantenere i livelli produttivi dell’anno precedente.  La Francia arretra dello 0,5 mentre la Spagna riduce l’output dell’1,8. La produzione industriale italiana si contrae del 3% (dopo il -6,4 del 2012). 

Rispetto alla situazione pre-crisi, la Germania dista il 2,9%. Molto più in basso i livelli produttivi di Francia (-15,6) e Italia (-25,4). La Spagna, nonostante i miglioramenti degli ultimi mesi, registra comunque un calo dell’attività produttiva superiore al 30%.

Infine vale la pena di segnalare che gli USA hanno superato il livello produttivo più alto antecedente la crisi dello 0,9% stabilendo il nuovo massimo assoluto.


mercoledì 13 febbraio 2013

Produzione Industriale 2012: Usa +3,7%; Eurozona -2,3%

Fonte: Elaborazioni su dati FED ed Eurostat

Il 2012 si chiude nella zona euro con un piccolo rimbalzo della produzione industriale: +0,7% rispetto a novembre. Vi hanno contribuito tra i maggiori paesi la Germania (+0,8) e l’Italia (+0,4). In Spagna e Francia la produzione è rimasta invariata.
Negli Usa, la produzione industriale è aumentata per il secondo mese consecutivo: dopo il +1% di novembre, il livello dell’attività produttiva si è alzato di un altro 0,3%.