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giovedì 31 marzo 2016

Risparmio e prezzi delle case in crescita fanno lievitare la ricchezza delle famiglie americane

Nel 2015, il reddito delle famiglie americane al netto delle imposte personali è stato di 13.575 miliardi di dollari, a fronte di consumi per 12.445 miliardi. Ne consegue che il risparmio (l’8,4% dei redditi netti) ha contribuito ad accrescere la ricchezza delle famiglie di oltre  1.130 miliardi e rappresenta la quasi totalità dei 1.170 miliardi di incremento delle attività  finanziarie possedute. Le attività non finanziarie, ovvero immobili e altri beni di valore, sono parimenti cresciuti per poco meno di 1.800 miliardi.  A fine 2015, le famiglie americane possedevano attività finanziarie e reali per oltre 101.300 miliardi di dollari, in crescita rispetto al 2014 di oltre 2.950 miliardi (+3%).

Dei 1.130 miliardi di capitali freschi, oltre 490 sono rimasti parcheggiati nei depositi. Nel complesso questi rappresentano oltre il 15% delle attività finanziarie.


A parte il risparmio gestito nelle sue varie forme (dai fondi comuni alle gestioni patrimoniali, dalle formule assicurative ai fondi pensione) che rappresentano la principale forma di impiego (46% delle attività finanziarie), gli investimenti azionari costituiscono un’attività significativa delle famiglie, sebbene nel 2015 il mercato azionario sia stato avaro di soddisfazioni (l’indice S&P500 è sceso dello 0,7%), procurando una perdita di 416 miliardi.  L’esposizione è stata quindi ridotta di  157 miliardi, ma rappresenta comunque quasi il  19% delle attività finanziarie.


Importanti sono anche le partecipazioni in attività imprenditoriali e commerciali non azionarie. La loro consistenza è aumentata di oltre 570 miliardi e valgono il 15,3%.

Il valore dei titoli obbligazionari in portafoglio è sceso invece di 13,8 miliardi, ma  i titoli del Tesoro americano sono aumentati di quasi 400 miliardi. La quota dei titoli pubblici sul totale delle attività finanziarie delle famiglie sale di mezzo punto percentuale, all’1,8%.


Tra le attività reali, che contano più del 30% della ricchezza complessiva delle famiglie, il valore delle abitazioni ha registrato un aumento in termini nominali di 1.560 miliardi  di dollari (+6,6%). Detto incremento è per buona parte riconducibile ai prezzi che, in base  all’indice  S&P Case-Shiller, sarebbero aumentati del 5,3%. D’altra parte, secondo i dati della FED, le famiglie avrebbero incrementato il patrimonio immobiliare di almeno 500  miliardi.

L’ampliamento del patrimonio residenziale si è accompagnato alla crescita dell’indebitamento delle famiglie, dopo sette anni consecutivi di  cali. Ciò nonostante, l’incidenza percentuale dei mutui scende dal 39,6 al 37,5%, grazie alla rivalutazione del patrimonio edilizio.

E’ cresciuto anche l’indebitamento legato ai consumi (+5,4%). Nel complesso l'indebitamento aumenta del 2,4% e rappresenta il 14,3% della ricchezza complessiva delle famiglie.

La ricchezza netta, pari a più di 86.800 miliardi di dollari, è aumenta del 3,1%. Mediamente i 320 milioni di americani possiedono oltre 270 mila dollari a testa (ovvero 250 mila euro). 

domenica 20 dicembre 2015

Il portafoglio finanziario delle famiglie per condizione socio-professionale (2014)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia (1) (2)

Le attività finanziarie delle famiglie al netto delle banconote in circolazione e dei fondi pensione contano per oltre 3.500 miliardi, pari a poco meno di 140 mila euro a famiglia. Mediamente, i depositi bancari e postali contano per oltre il 30%. I titoli di Stato il 5%. Gli altri titoli (obbligazioni bancarie e del settore privato)  il 7%. Le azioni, i fondi comuni di investimento (FCI) e i titoli esteri (sia obbligazionari che azionari) per quasi un terzo. Le altre attività finanziarie, tra cui le quote di partecipazioni in attività imprenditoriali e commerciali e le riserve assicurative, per un ¼. 


Le attività finanziarie in mano agli imprenditori e ai liberi professionisti ammontano mediamente a poco più di 400 mila euro.  La quota detenuta in depositi è il 27,6%. I titoli di Stato rappresentano solamente il 3,8% delle attività finanziarie, gli altri titoli  contano per il 4,6 del portafoglio. Le azioni, i FCI e i titoli esteri raccolgono il 63% degli investimenti. Le  altre partecipazioni e le riserve assicurative   valgono il residuo 1% del portafoglio finanziario.

I dirigenti detengono attività finanziarie per oltre 386 mila euro. La quota detenuta in depositi è il 24,4%. I titoli di Stato sono oltre il 6%. Gli altri titoli superano l’11%. Anche per loro, le azioni, i FCI e i titoli esteri sono gli investimenti preferiti (43,3%).  Le partecipazioni in attività imprenditoriali  e le riserve assicurative coprono il restante 15%.

I pensionati possiedono in media attività finanziarie per 160 mila euro. I depositi sono il 29%.  Gli investimenti in titoli pubblici sono il 5,7%. Gli altri titoli contano per il 6,6% del portafoglio. Consistenti ma inferiori alle altre attività finanziarie (32,3%) sono gli investimenti in azioni, FCI e titoli esteri (26,4).

Gli altri lavoratori autonomi possiedono in media attività finanziarie per poco meno di 135 mila euro. Quasi un terzo è lasciato nei depositi bancari o postali, il 4,8 è in titoli di Stato e il 6,2% in altri titoli. Gli investimenti azionari, nei FCI e nei titoli esteri, per quanto importanti (oltre il 30%) sono inferiori ai depositi. Oltre ¼  del patrimonio è destinato a partecipazioni in attività imprenditoriali, in riserve assicurative e altri attivi minori.  


Gli impiegati posseggono investimenti finanziari per a 115.800 euro. Il 36% è disponibile presso  conti bancari o postali.  I titoli di Stato sono meno del 3%, mentre gli altri titoli superano il 9%. Le azioni, i FCI e i titoli esteri rappresentano meno del 22%, mentre le partecipazioni e le riserve assicurative completano il portafoglio con il 30%.

Gli operai possono contare in media  su 47.500 euro a famiglia. Il 41,2%  è lasciata sui conti correnti o di deposito. I titoli di Stato contano per il 4,5%, mentre gli altri titoli sono al 4,3%. Modesti gli investimenti azionari, nei FCI e nei titoli esteri (15%). Le coperture assicurative e altre attività finanziarie rappresentano il 35%.

Le famiglie dei disoccupati e degli altri non attivi professionalmente possono contare in media su 32.400 euro. I depositi raccolgono  il 37,6% delle loro disponibilità finanziarie. I titoli di Stato sono presenti per l’1,1%. Gli altri titoli pesano oltre il 6,5%.  Meno del 24% sono gli investimenti in azioni, FCI e titoli esteri. Le altre attività finanziarie (ovvero il 31%) sono immobilizzate in polizze assicurative o altre attività poco liquide.



sabato 17 ottobre 2015

La distribuzione della ricchezza nel 2015

Il Global Wealth Databook 2015 aggiorna a metà anno la stima della ricchezza mondiale e la sua distribuzione. Secondo lo studio del Credit Suisse, il patrimonio immobiliare e finanziario a livello globale supera i 250 mila miliardi di dollari ed è in calo rispetto ad un anno prima del 4,7%. L’arretramento è imputabile tanto alla discesa dei valori immobiliari quanto a quelli finanziari.



Rispetto alla distribuzione geografica, sono solo tre i paesi che riescono ad incrementare la ricchezza: Stati Uniti, Cina e Regno Unito. 


Estendendo l’orizzonte temporale all’inizio del millennio, la ricchezza risulta in aumento di quasi 129 mila miliardi, ma le quote di partecipazione alla crescita permangono disomogenee.


Molto disomogenea è anche la distribuzione rispetto all’entità della ricchezza individuale. Lo 0,7% della popolazione mondiale , ovvero 34 milioni di adulti, possiedono in media un patrimonio individuale di oltre 3,3 milioni di dollari e tutti insieme detengono il 45,2% della ricchezza mondiale.

Vi è poi il 7,4% degli adulti, meno di 350 milioni di persone, che detiene in media oltre 280 mila dollari e complessivamente posseggono il 39,4% della ricchezza globale.

Oltre un miliardo di persone, il 21% degli adulti, si deve accontentare di poco più di 31 mila dollari. La loro quota sulla ricchezza mondiale è del 12,5%.

Infine vi sono 3,4 miliardi di persone, il 71% degli adulti, che può fare affidamento su soli 2.185 dollari. Per costoro, tutti insieme, la  loro ricchezza equivale al 3% di quella complessiva a livello mondiale.


Esaminando i principali paesi rispetto al 10% degli adulti più ricchi, la concentrazione della ricchezza nel periodo che va dal 2000 al 2015 appare piuttosto diffusa. Cresce in misura straordinaria, ossia di oltre dieci punti percentuali, in Cina (dal 48,6 al 65,7%), in India (dal 65,9 al 76,3%) e in Russia (dal 77,1 all’87,1%).

La ricchezza si concentra, sia pur ad un tasso inferiore, anche negli USA (dal 74,6 al 75,6%) e in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, nonostante la crisi economica degli ultimi 7 anni. Scende invece in Germania e Francia.


Nell’ultimo anno in particolare, la ricchezza negli Stati Uniti è aumentata del 5,7%. Ma per il 10% più ricco la crescita è stata in media del 7,1 contro l’1,5 del restante 90% degli americani.

La ricchezza si concentra anche quando diminuisce, perché la perdita dei valori patrimoniali è più forte tra chi ha di meno, come è avvenuto negli ultimi dodici mesi in tutti i maggiori paesi europei.



Volgendo lo sguardo all’Italia, la ricchezza media per adulto a metà 2015 era poco sotto i 182 mila euro.

La tendenza alla concentrazione della ricchezza si conferma anche per il nostro paese. L’1% degli italiani più facoltosi, ovvero meno di mezzo milione di persone con un patrimonio medio individuale di oltre 4,25 milioni di euro, ha visto passare la propria quota dal 17,4% del 2011 al 23,4 (+6 punti percentuali).

Non si può lamentare chi si trova entro il 10%: i 4,4 milioni di adulti con un patrimonio medio di quasi 600 mila euro, accrescono la quota dal 29,1 al 29,7%.


Il restante 90%, che nel 2011 controllava ancora oltre il 50% della ricchezza nazionale, a fine giugno era sceso sotto il 47%. Sono stati colpiti sia il ceto medio-alto (con una quota che passa dal 42,8 al 32,8% e un patrimonio medio individuale di oltre 176 mila euro) che il ceto medio-basso,  nonché i poveri, il cui patrimonio complessivo scende dal 10,7 all’8,1%. Si tratta di quasi 24 milioni e mezzo di italiani adulti che hanno un patrimonio inferiore a 30 mila euro.


mercoledì 16 settembre 2015

USA, povertà in aumento dal 1999 e ricchi sempre più ricchi

Fonte: US Census Bureau

Tasso di povertà dal 1999 per razza

Distribuzione % del reddito delle famiglie per quintile

2014 - valori % di reddito percepito

Primo quintile (20% delle famiglie) 3,1
Secondo quintile 8,2
Terzo quintile 14,3
Quarto quintile 23,2            
Quinto quintile 51,2

Top 5% delle famiglie 21,9

domenica 12 aprile 2015

Gli ultra ricchi

L'UBS ha pubblicato il rapporto 2014 sugli ultra ricchi (acronimo: UHNW; ovvero quelli con più di 30 milioni di $ di ricchezza netta).

Qui riporto alcune tabelle significative.

A livello mondiale la ricchezza si distribuisce nel modo seguente:


In Nord America, la ripartizione della ricchezza tra i più ricchi è riportata nella seguente tabella

In Europa è la seguente

L'Italia è il quinto paese europeo in cui vi sono più straricchi

ed è 14.ma a livello mondiale

martedì 16 dicembre 2014

Ripartizione delle attività finanziarie delle famiglie presso il sistema bancario

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

Avvertenza: il seguente grafico cumula i depositi con i c/Titoli entrambi fino a 50 mila euro e così via per le altre classi di intervallo. 

In altri termini, tra depositi e c/Titoli la soglia effettiva giunge a 100 mila euro e analogamente raddoppia per le altre soglie.

E' ovvio che questa classificazione è meramente rappresentativa, poiché ad esempio si può dare il caso che un cliente abbia un deposito fino a 50 mila euro e un c/Titoli superiore a 250 mila. 

E' inoltre evidente che se lo stesso cliente intrattiene più rapporti bancari i suoi valori vengono necessariamente considerati singolarmente dalle statistiche della Banca d'Italia.


Tali valori sono stati ottenuti partendo dai seguenti grafici:


martedì 4 novembre 2014

Bella questa Unione Europea con oltre 120 milioni di persone a rischio povertà

Fonte: Eurostat



Un vero successo. 

In Italia le persone a rischio povertà o esclusione sociale sono oltre 17 milioni, il 28,4% della popolazione. Dall'inizio della crisi, nel 2008, sono aumentate di oltre due milioni.


martedì 21 ottobre 2014

I paesi ove è più forte la disuguaglianza della ricchezza

Il Global Wealth Databook preparato dal Credit Suisse Research Institute fornisce una stima aggiornata della concentrazione della ricchezza.

In Italia il 10% più ricco non solo detiene il 51,5% della ricchezza complessiva, ma non sembra che abbia risentito della crisi, dato che la fetta posseduta è cresciuta dal 2008 di 4 punti percentuali. Tale incremento si concentra tuttavia nell’1% più ricco, che passa dal 17,2 al 21,7%.

Estendendo lo sguardo ad altri paesi e considerando il periodo che va dal 2000 ad oggi, uno degli incrementi più forti della ricchezza posseduta dal Top 10% è avvenuto in Cina, ove sale dal 48,6 al 64%.

Notevoli anche gli aumenti in Egitto (dal 61 al 73,3%), Hong Kong (dal 65,6 al  77,5) e Turchia (dal 66,7 al 77,7%).

I paesi ove vi è stata una maggiore redistribuzione della ricchezza sono la Polonia, con la quota del Top 10% che scende da poco meno del 70 al 62,8%, e l’Arabia Saudita, che passa dal 73,3 al 66,4%.

Il grafico seguente illustra per diversi paesi la variazione della quota percentuale detenuta dal 10% più ricco dal 2000 ad oggi.


Ma ancor più impressionanti sono stati gli incrementi patrimoniali dell’1% più ricco. In Cina l’aumento supera i 18 punti percentuali ed equivale al 37,2% della ricchezza complessiva. Ad Hong Kong la fine del protettorato inglese non ha ostacolato per nulla i più facoltosi: la quota di ricchezza del top 1% è passata dal 35,4 al 52,6%.

Sono sopra il 50% anche in Turchia, Russia, Indonesia, Thailandia e Filippine.

Mettendo a raffronto la quota del Top 1% e la variazione della ricchezza intervenuta dal 2000 ad oggi emerge che quasi tutti i paesi che hanno
a) un’alta concentrazione della ricchezza
b) e una forte crescita tra le persone più ricche
hanno avuto, sia pur per diversi motivi, delle turbolenze politiche o problemi economici.


lunedì 20 ottobre 2014

La ricchezza mondiale vale 263 mila miliardi di dollari

La ricchezza accumulata nel mondo, secondo il Global Wealth Databook 2014 del Credit Suisse, supera i 263 mila miliardi di dollari, in crescita dell’8,3% rispetto al 2013.

I maggiori incrementi sono stati in Nord America (+11,4%) e in Europa (+10,6). La ricchezza è invece diminuita in India (-1%) ed è rimasta sostanzialmente invariata in America Latina (-0,1). Nel resto del mondo la crescita è stata inferiore a quella mondiale.

E’ il Regno Unito a conquistare l’aumento percentuale più consistente della ricchezza delle famiglie (+19,1%), grazie ad un aumento dei valori di borsa superiore al 23% e ad un effetto cambio dovuto alla conversione dei valori in dollari del 12,4%. I prezzi delle abitazioni sono parimenti cresciuti del 9,4.

Anche la Grecia e la Spagna accrescono la ricchezza accumulata del 15,5%, grazie ai buoni andamenti dei mercati azionari (+25 e + 55,4% rispettivamente) e nonostante il calo dei prezzi delle case (-5,4 e -2,7%). L’effetto cambio incrementa la valorizzazione in dollari del 5,3%.

Negli Stati Uniti la ricchezza è aumentata per poco meno del 12%, anche grazie ad un apprezzamento dei valori azionari del 22,6%. Nullo sarebbe stato l’effetto prezzi del patrimonio immobiliare.


In Italia la ricchezza è cresciuta del 9,6%, anche grazie ad un aumento dei corsi azionari prossimo al 50% e nonostante una caduta dei prezzi delle case vicina al 5%. L’effetto cambio è ovviamente identico a quello di Grecia e Spagna.



La ricchezza accumulata in Nord America è di 91.240 miliardi, pari al 34,7% di quella mondiale, sebbene gli adulti siano solo il 5,7% di quelli stimati a livello planetario.  La quota di ricchezza detenuta dagli adulti europei è del 32,4%, con una popolazione adulta del 12,4%.

Meno del 19% si trova nell’area asiatica e del pacifico, escluse Cina e India. Le quali possiedono rispettivamente l’8,1 e l’1,4% della ricchezza complessiva.

Seguono l’America Latina con il 3,5 e l’Africa con l’1,1%.



Coloro che possiedono più di un milione di dollari sono solo lo 0,7% degli adulti, ma la loro ricchezza equivale al 44% di quella  mondiale (un anno fa era il 41%). Si tratta di 35 milioni di persone che in media posseggono più di 3,3 milioni di dollari a testa.

Vi è quasi un 8% che detiene tra i 100 mila e il milione di dollari e la loro fortuna vale il 41,3% di quella complessiva.

Quelli sotto i 100 mila dollari sono il 91,3% della popolazione adulta mondiale, che possiede solamente il 14,7% della ricchezza (16,7 nel 2013). Di questi, tre su quattro possono contare solamente su 2.326 dollari (1.790 euro).



Secondo la banca elvetica sono 1.611 i miliardari. Di questi, 504 sono americani e 29 italiani.


martedì 14 ottobre 2014

Dal 2010 forte aumento delle famiglie in difficoltà

L'audizione del presidente dell'Istat in merito al DEF è corredata da un ricco allegato statistico.

Ciò permette di aggiornare, ad esempio, la documentazione relativa al disagio delle famiglie al 2013.

Dal grafico che segue emerge un forte  aumento delle famiglie in difficoltà, soprattutto a partire dal 2010.


Le persone che hanno dichiarati di essere in difficoltà ad acquistare gli alimenti sono più  che raddoppiate tra il 2006 (4,2%) e il 2013 (9%).

Quelle che hanno dovuto rinunciare ad un pasto proteico almeno ogni due giorni sono passate dal 6,2% del 2009 al 14,3%.

Più del 19% non può permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione (era poco più del 10% nel 2007).

Le famiglie che non erano in grado di affrontare una spesa imprevista sono passate dal 28% del 2006 ad oltre il 40%.

Infine, smentendo un luogo comune che sostiene che gli italiani non rinunciano alle vacanze, nel 2013 una famiglia su due non ha potuto permettersi nemmeno una settimana di ferie.

*   *   *   *   *

Dato che ci siamo, riprendo anche il grafico aggiornato al 2013  relativo alla quota percentuale dei lavoratori a tempo determinato in Italia e nella UE.

Si noterà che il nostro paese è perfettamente allineato alle condizioni del mercato del lavoro europeo e che circa il 50% dei giovani (15-24 anni) è costretto ad accettare un contratto a termine, contro il 40% nel resto d'Europa.

cliccare sul grafico per ingrandire

La tesi che il nostro mercato del lavoro non sia sufficientemente flessibile è quindi un luogo comune privo di fondamento.

giovedì 12 giugno 2014

Negli USA un amministratore delegato prende in media quanto 290 lavoratori subordinati

Fonte: EPI


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Nel 1965 l'amministratore delegato di un'azienda (CEO) prendeva quanto 20 lavoratori. Oggi supera in media il reddito di 290 lavoratori.

Si parla delle migliori imprese, delle prime 350 aziende americane con le maggiori vendite. Ai valori 2013, si tratta di un incremento dei guadagni di oltre il 900% in termini reali rispetto a trentanni prima. 

Per i lavoratori l'incremento è stato poco più del 10%.

Una volta si diceva che i manager erano pagati in funzione dell'andamento dei prezzi delle azioni. Ora si può tranquillamente dire che essere il CEO equivale ad un posizione lavorativa speculativa. Ovvero che in quella posizione si può guadagnare anche 2 volte l'andamento dell'indice S&P500,   come avviene con i future o gli strumenti finanziari a leva. Con una garanzia rispetto alle opzioni di borsa: se le cose dovessero mettersi male, difficilmente ci perdi. 

Al limite, saranno i lavoratori a pagarne le conseguenze.

mercoledì 2 aprile 2014

Due pensionati su tre ricevono meno di 1.500 euro al mese

Fonte: Istat

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Solo 211 mila persone hanno una pensione superiore a 5.000 euro al mese (ovvero l'1,3% dei pensionati percepisce il 6,3% della spesa pensionistica).

Il 65% dei pensionati riceve invece una pensione inferiore ai 1.500 euro (e sono esclusi dagli 80 euro annunciati da Renzi). Le loro pensioni incidono per il 39% della spesa complessiva.

mercoledì 19 marzo 2014

Istruzione, Spesa sanitaria e ineguaglianze in Italia e nei paesi Ocse

Fonte: Ocse

Il grado di diseguaglianza nella distribuzione dei redditi può essere misurato dall'indice del Gini, che varia da zero a uno. Più l'indice è basso più si ha equidistribuzione del reddito; più è alto più il reddito del paese è concentrato in poche persone.


La spesa sanitaria per abitante. Nonostante tutto il male che si può dire, quella italiana è non solo inferiore a quella media dei paesi più sviluppati (Ocse), ma è inferiore di circa un terzo rispetto a quella tedesca.


La spesa per l'istruzione per studente


giovedì 30 gennaio 2014

Ricchezza netta delle famiglie in calo del 9,2% in termini reali rispetto al 2008

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia  (1) (2)

Le passività in capo alle famiglie sono pari a 895 miliardi, pari al 9,5% della ricchezza complessiva. Equivalgono all’83% del reddito disponibile (57,1 rispetto al pil). 

I mutui rappresentano il 42,5% delle passività delle famiglie e valgono il 7,9% del patrimonio immobiliare in loro possesso.

Le famiglie che sono effettivamente indebitate sono poco più del 26%. Tale percentuale cresce di dieci punti se sono lavoratori dipendenti e di altri sei se sono lavoratori indipendenti. Meno del 12% è indebitato se si trova nelle condizione di non avere un’occupazione. Il debito medio (per famiglia indebitata) è di oltre 51 mila euro, pari a una volta e mezzo il proprio reddito.

Rispetto ai motivi, le famiglie impegnate a ripagare il mutuo per l’acquisto della casa sono il 12,3%.  Un altro 10% si è indebitato per acquistare beni o servizi (auto, mobili, vacanze, ecc.). Sono invece in rosso sul conto corrente o in debito con le carte di credito il 5% delle famiglie. Vi è poi un altro 3% che è indebitato per scopi attinenti alla propria professione. Il 4% si rivolge a parenti e amici.


Al netto delle passività, la ricchezza netta delle famiglie si commisura in oltre 8.540 miliardi di euro, poco meno di 357.500 euro per famiglia (143.100 a testa). 

Fonte: Banca d'Italia
Rispetto al 2011, tenendo conto dell’aumento dei prezzi, il patrimonio complessivo delle famiglie si è deteriorato del 2,7% (e di oltre il 4% al netto dell’apporto del risparmio). Rispetto al 2008, il patrimonio corretto per l’inflazione è diminuito del 9,2% (e del 15% al netto dell’apporto del risparmio). 

mercoledì 29 gennaio 2014

Il portafoglio finanziario delle famiglie per condizione socio-professionale (2012)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia  (1) (2)


Nel complesso, le attività finanziarie al netto delle banconote in circolazione contano per 3.555 miliardi, pari a 148.750 euro a famiglia. Mediamente, i depositi bancari e postali contano per oltre il 29%. I titoli di Stato il 5,2%. Gli altri titoli (obbligazioni bancarie e del settore privato, azioni, fondi di investimento, gestioni patrimoniali e titoli esteri) per il 23,6%. Le altre attività finanziarie, tra cui le quote di partecipazioni in attività imprenditoriali non quotate e le riserve assicurative, per il 42%.

Le attività finanziarie in mano agli imprenditori e ai liberi professionisti ammontano mediamente a poco meno di 585 mila euro.  La quota detenuta in depositi è il 16,5%. I titoli di Stato rappresentano solamente il 4% delle attività finanziarie, gli altri titoli  contano 1/3 del portafoglio. Le  quote di partecipazione nelle attività imprenditoriali, le riserve assicurative  e il resto delle attività valgono il 46,5% del portafoglio finanziario.

I dirigenti detengono attività finanziarie per oltre 400 mila euro. La quota detenuta in depositi è il 22,5%. I titoli di Stato sono il 4,6% e il 32% è la quota degli altri titoli. Le partecipazioni in attività imprenditoriali  e le riserve assicurative coprono il restante 41%.

Gli altri lavoratori autonomi possiedono in media attività finanziarie per poco meno di 188 mila euro. Quasi il 30% è disponibile nei depositi bancari o postali, il 5,5 è in titoli di Stato e il 17,5 in altri titoli. Anche per loro, quasi la metà del patrimonio è destinata a quote di partecipazione in attività imprenditoriali, in riserve assicurative e altri attivi minori.  

I pensionati possiedono in media attività finanziarie per 152.600 euro per famiglia. La loro propensione alla liquidità supera il 31%. Sono sopra la media gli investimenti in titoli pubblici (7  contro il 5,2%). Gli altri titoli contano per il 21,3% del portafoglio. Le altre attività finanziarie rappresentano il 40%.

Gli impiegati posseggono investimenti finanziari per a 123.500 euro. Il 36,5% è mantenuto disponibile presso  conti bancari o postali.  I titoli di Stato sono solo il 3,8%, mentre gli altri titoli superano il 20%. Quote di partecipazione e riserve assicurative completano il portafoglio per meno del 40%.

Gli operai possono contare in media  su 45.350 euro a famiglia. Il 41,5%  è lasciata sui conti correnti o di deposito. Scarsa la fiducia verso i titoli di Stato, che contano per il 2,1%, mentre gli altri titoli arrivano al 14%. Le coperture assicurative e altre attività finanziarie rappresentano il 42,5%.

Le famiglie dei disoccupati e degli altri non attivi professionalmente possono contare in media su 27.300 euro. I depositi raccolgono  il 42% delle loro disponibilità finanziarie. I titoli di Stato sono presenti per lo 0,6%. Gli altri titoli pesano oltre il 10%.  Le altre attività finanziarie (ovvero 12.800 euro, pari al 47%) sono immobilizzate in polizze assicurative o altre attività poco liquide.


La ricchezza delle famiglie presso le banche (2012)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia (1) (2)


Tra depositi e circolante, le famiglie detenevano nel 2012 poco meno di 1.150 miliardi di euro, pari al 12,2% delle attività, sia mobiliari che immobiliari.

Il 92,8% delle famiglie ha un deposito bancario o postale. Non hanno un conto bancario o postale quasi il 40% di coloro che non hanno un’occupazione, l’8% degli operai, oltre il 7% dei pensionati, il 6% dei lavoratori autonomi (diversi da imprenditori e liberi professionisti), l’1% degli impiegati e un dirigente su 500.

In rapporto al reddito familiare,  quasi una famiglia su quattro non ha conti correnti se si trova tra il 20% più povero. Ma anche tra il 20% più ricco, uno ogni 333 vuole sfuggire ad ogni forma di tracciabilità.

Fonte: Banca d'Italia

Limitatamente ai depositi bancari, pari a 660 miliardi, il 42% dei conti aveva un saldo inferiore a 50 mila euro. Coloro che lasciavano sul conto tra i 50 e i 250 mila euro erano il 40% e il 18% riteneva vantaggioso lasciare sul conto oltre 250 mila euro.

L’importo medio dei depositi (bancari e postali) per famiglia  vede in testa gli imprenditori e i liberi professionisti, con oltre 96.300 euro. Seguono i dirigenti con poco meno di 91 mila e gli altri autonomi con 56.000 euro.  I pensionati hanno in media qualcosa meno di 48 mila, mentre tra gli impiegati si scende a 45 mila. Gli operai sono a 18.800 e tra coloro che non hanno un’attività il saldo è inferiore a 11.500 euro.

Le attività finanziarie delle famiglie, al netto del circolante e dei depositi,  ammontano ad oltre 2.500 miliardi, pari al 26,7% della ricchezza complessivamente posseduta.

Delle attività finanziarie depositate presso il sistema bancario (1), pari circa a 1.025 miliardi, quelle inferiori a 50 mila euro erano il 12%. Un 36% era incluso tra i 50 e i 250 mila euro e il restante 52% superava i 250 mila euro.

Fonte: Banca d'Italia

Assumendo la ripartizione per classi di importo adottata per i depositi e i conti titoli, si ottiene che le attività fino a 100 mila euro (50 mila in depositi  e 50 mila in titoli) rappresentano  il 24% del patrimonio finanziario detenuto presso il sistema bancario; quelle fino a 500 mila (250 in depositi e 250 in titoli) sono il 37%  e il restante 39% supera il mezzo milione di euro.


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(1) Le cifre che seguono poste in neretto sono state riviste il 4/2/2014.

martedì 28 gennaio 2014

Indagine Bankitalia: i proprietari di case per condizione sociale

Fonte: Banca d'Italia

Secondo la Banca d’Italia, le famiglie nel 2012 detenevano un patrimonio immobiliare di 4.830 miliardi di euro, in calo rispetto al 2011 di 194 miliardi. Poiché secondo l’Istat i prezzi sono scesi del 5,2%, comportando un deprezzamento di oltre 261 miliardi, se ne deduce che nel complesso le famiglie abbiano incrementato il patrimonio immobiliare di quasi 70 miliardi. 

Non gioverà alle prossime stime della ricchezza il calo dei prezzi delle abitazioni, proseguito nel 2013 allo stesso ritmo del 2012, dato che al terzo trimestre l’Istat registrava una nuova decurtazione del 5,3%.


Il 67,5% delle famiglie vive nella casa di proprietà. Rispetto all’età,  i giovani con meno di 34 anni proprietari dell’abitazione sono meno della metà (il 44,9%).  Tra gli ultra 64-enni la percentuale sale al 76%.

Un operaio su due ha la casa in proprietà (la stessa frequenza tra chi non è occupato). Solo uno su quattro degli impiegati non è proprietario, come gli imprenditori, i liberi professionisti e i pensionati,  mentre i dirigenti sono proprietari nell’85% dei casi. I lavoratori autonomi lo sono 2 volte su 3.

Tra il 20% delle famiglie più povere, solo due su 100 posseggono la casa. Il secondo 20% delle famiglie è proprietario della casa in cui vive  una volta su due.  Il restante 60% delle famiglie sono praticamente tutte proprietarie.
           
Oltre il 16% delle famiglie possiede altre abitazioni.  I giovani fino a 34 anni che si trovano in questa fortunata situazione sono l’8,5%.  La fascia di età in cui il fenomeno si presenta con maggior frequenza è tra i 55 e i 64 anni, dove quasi una famiglia su quattro possiede altri immobili. Tra gli ultra 64-enni i possessori di seconde  case scende al 15%, forse perché hanno già provveduto a cederla ai figli. 

Gli operai che hanno una seconda abitazione sono uno su dieci. Va meglio agli impiegati (il 18%) e ai dirigenti, agli imprenditori e ai liberi professionisti (tra il 37 e il 40%). Gli altri lavoratori autonomi sono proprietari di un secondo immobile una volta su cinque. Chi non è occupato possiede una abitazione diversa da quella dove vive nel 7,5% dei casi.

Se tra il 20% delle famiglie più povere solo una ogni 500 possiede una seconda casa, il 20%  più ricco possiede un’altra abitazione una volta su due.

Le famiglie tra abitazioni e altre proprietà detengono in complesso 5.768 miliardi di attività reali.

Fonte: Banca d'Italia