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venerdì 12 febbraio 2016

Praticamente assorbito l'eccesso di offerta nel mercato dell'oro

Fonte: Elaborazioni su dati World Gold Council


Nel 2015, la domanda mondiale di oro, secondo il World Gold Council è diminuita del’1,5% rispetto all’anno precedente.

La domanda di oro proveniente dalla gioielleria, che rappresenta il 55,6% della domanda complessiva, vi ha contribuito con un calo del 2,7%. 


A parte i paesi con una vocazione minore in questo settore, che riportano comunque un calo degli acquisti di quasi il 35%, le maggiori contrazioni della domanda si sono registrate in Russia (-41,8%), in Turchia (-28,2) e negli Stati Uniti (-9,7). Anche l’India, che conta per oltre il 27% della domanda mondiale di questo segmento, segna una battuta d’arresto (-1,2). Non conosce crisi invece la gioielleria cinese, che riconquista la prima posizione che aveva perso nel 2014 a favore dell’India.  Gli orafi cinesi hanno infatti incrementato gli acquisti del 25,7% ed assorbito quasi un terzo della domanda mondiale di oro per gioielleria. Quanto all’Italia, che conta per lo 0,7%, ha visto diminuire gli impieghi del metallo giallo del 4,3%.

Ancor più forte è il calo della domanda di oro proveniente dagli impieghi industriali e odontoiatrici (-4,5%). 

Si risveglia invece la domanda di oro per investimenti finanziari (+1%), che vale il 36,8% degli impieghi complessivi. E’ la domanda di monete e lingotti la componente più dinamica (+1,1) e rappresenta un quinto di quella mondiale.


Ancora una volta è la Cina ad essere il maggior investitore, rappresentando quasi il 20% della domanda mondiale in questo segmento. I suoi acquisti sono aumentati del 5,7%. Se l’India ha un po’ trascurato la gioielleria, non ha rinunciato all’accumulazione di monete e lingotti d’oro, che aumentano del 7,8% e la confermano al secondo posto con il 19,2%. Non è da meno la Germania, al terzo posto con l’11,2%, che incrementa gli acquisti del 12,2. Una vera e propria corsa all’oro si è scatenata invece negli Usa, ove gli acquisti nel 2015 sono esplosi del 56,7%, evidentemente considerando i prezzi dell’oro molto interessanti. Di parere opposto sono  stati invece i vietnamiti che hanno ridotto gli acquisti del 15% e i turchi del 57,8.

Positivo è stato il contributo delle banche centrali alla crescita della domanda di oro (+0,8). Tra le più attive si nota quella cinese che, sulla base degli acquisti dell’ultimo semestre del 2015, si stima abbia accumulato nei forzieri circa 200 tonnellate di metallo giallo. Segue la Russia, con quasi 185 tonnellate. Tra i venditori si colloca la Banca centrale turca, che ha dovuto cedere 13,6 tonnellate per difendere la valuta nazionale.

Il calo del prezzo del metallo giallo (-8,3 in media annua) non ha aiuto gli ETF, ponendoli per il terzo anno consecutivo tra i venditori netti, ma le cessioni di oro sono scese da 185  tonnellate del 2014 a 134.

Il calo dei prezzi ha contribuito a deprimere anche le vendite di oro riciclato (-6,6) e la produzione mineraria, che arretra del 2,4%.  Nel complesso, l’offerta di oro scende del 4,5% e riduce l’eccesso sulla domanda dal 4% del 2014 all’1%.


Il ritorno di fatto all’equilibrio tra domanda e offerta ha contribuito, insieme alle incertezze economiche internazionali e ai prezzi dell’oro già scontati dai massimi di oltre il 40%, a dare impulso nei primi due mesi di quest’anno alla ripresa degli investimenti finanziari, impennando le quotazioni  dell’oro da 1.060 ad oltre 1.200 $ per oncia, con un guadagno superiore al 13%.

giovedì 12 febbraio 2015

Oro, si amplia l'eccesso di offerta

Nel 2014, la domanda mondiale di oro, secondo il World Gold Council, è crollata del 17,8% rispetto all’anno precedente.

L’offerta mineraria non ha minimamente tenuto conto del calo della domanda ed ha ampliato la produzione del 4,8%. Ad adeguarsi, almeno parzialmente, è stata l’offerta di oro riciclato, sceso dell’11,1% per il calo dei prezzi (-10% in media annua espressi in dollari). Sono proseguite anche le vendite degli ETF, per 160 t. dopo che da acquirenti nel 2013 sono diventati venditori netti.

Nel complesso, l’offerta di oro nel 2014 è scesa del 13,9%, determinando un’eccedenza rispetto alla domanda dell’8,7%.


Nel 2014 gli investimenti finanziari in oro sono crollati non solo per gli ETF, ma anche per i lingotti e le monete,  che segnano un regresso di poco inferiore al 40%. La loro quota sul totale della domanda di oro scende dal 35,5 al 26%.



Il calo della domanda di monete e lingotti per quanto diffuso ha superato il 50% in Cina e in India. Le loro quote complessivamente scendono dal
42,2 a meno del 35% della domanda complessiva per questo segmento.

Le Banche centrali sono le sole che hanno continuato a sostenere la domanda, accrescendo le riserve auree di 477 tonnellate, dopo averle aumentate di 409 nel 2013.  Il loro contributo alla domanda mondiale vale l’11,7%. Nel 2014, i paesi più attivi sono stati la Russia (173 t.), il Kazakhstan (oltre 48 t.) e l’Iraq (47,6 t). L’Ucraina, coinvolta in una grave guerra civile, ha monetizzato 18,7 t. di oro (al prezzo medio di 1254 $/oz, il governo di Kiev ha la disponibilità di circa 750 milioni  di dollari)

Nel complesso, gli acquisti di oro con finalità finanziarie sono scesi del 29,2%, innanzi ad una offerta in calo di quasi il 20% al netto dei consumi di gioielleria, industria e odontoiatria.

Anche l’oro per impieghi non finanziari è diminuito, quasi del 9%, trainato giù sia dal settore della gioielleria (-9,4), sia dalla domanda per uso  industriale  e odontoiatrico (-4,2%).


La gioielleria rappresenta oltre la metà degli acquisti di oro (52,7%). L’Italia ha ridotto gli acquisti di circa il 7%  e ciò nonostante ha incrementato la quota di mercato dall’1 all’1,3% del settore. L’India supera la Cina e diventa il principale mercato mondiale con una quota vicina al 31% (ed insieme costituiscono quasi il 60% della domanda mondiale di oro per gioielleria, nonostante un calo del 16,6%). In contro tendenza vanno gli Stati Uniti, la cui domanda sale dell’8,5%. Ma la crescita maggiore avviene al di fuori dei primi dieci paesi o aree considerate nella tabella (+22,8)

Prezzo dell'oro
In un orizzonte decennale,  il rendimento medio annuo dell’oro a fine 2014  è stato del 10,7%, contro il 5,4% dell’indice azionario S&P500, l’invarianza (se non la perdita) dei prezzi delle case così come calcolato dall’indice S&P/Case-Shiller e il 4,3% dei titoli decennali americani, se fossero stati acquistati nel dicembre 2004 e portati a scadenza.


venerdì 21 febbraio 2014

Oro, il risveglio di una passione finita male

Fonte: Elaborazioni su dati WGC

Nel 2013, la domanda mondiale di oro, secondo il World Gold Council, è aumentata del 5% rispetto all’anno precedente.

L’offerta mineraria ha reagito ampliando la produzione del 5,5%. A sconvolgere l’equilibrio ci hanno pensato gli ETF che da acquirenti netti sono diventati nel 2013 venditori netti per oltre 880 tonnellate di oro. Il calo del prezzo dell’oro (-27,6% la variazione annua a fine dicembre 2013) si è riflesso sull’offerta di oro riciclato, che è crollata del 13,8%.

Nel complesso, l’offerta di oro nel 2013 è aumentata del 18,5%, determinando un’eccedenza rispetto alla domanda del 12,8%.


Il settore finanziario privato può aver abbandonato gli ETF, ma non il possesso diretto dell’oro fisco: le richiesta di lingotti e monete sono infatti cresciute di oltre il 28% e rappresentano il 35,7% della domanda mondiale di oro.


L’aumento della domanda di monete e lingotti è stata particolarmente forte in Turchia (ove è più che raddoppiata), in Thailandia, in Vietnam e in Cina (che ha scalzato l’India dal primo posto nella classifica mondiale; insieme costituiscono quasi il 46% della domanda complessiva).

Le Banche centrali hanno continuato ad accrescere le riserve auree di 368 tonnellate, ma con un ritmo di 1/3 inferiore a quello del 2012.  Il loro contributo alla domanda mondiale non supera l’8%. Nel 2013, i paesi più attivi stati la Turchia (160 tonnellate) e la Russia (oltre 77 t.). La Germania le ha ridotte di 4,2.

Nel complesso, gli acquisti di oro con finalità finanziarie sono scesi del 4,3%, innanzi ad una offerta in crescita del 23,8%, al netto dei consumi di gioielleria, industria e odontoiatria.

Il prezzo dell’oro non poteva che risentirne, arrivando a fine anno poco sopra la soglia dei 1.200 dollari l’oncia ($/oz), dai 1.664 di un anno prima. 

Tuttavia, in questi giorni è ritornato sopra i 1.300 $/oz, con un guadagno rispetto all’inizio dell’anno di poco inferiore al 10% e sembra prossimo a tagliare verso l’alto media mobile annuale, segnalando un possibile ritorno di interesse da parte del settore finanziario.


L’oro per impieghi non finanziari è aumentato del 13,5%, trainato dal settore della gioielleria (+16,5), mentre la domanda per uso industriale e odontoiatrico è risultata stagnante (-0,5%).


La gioielleria rappresenta quasi la metà degli acquisti di oro (47,7%). L’Italia ha ridotto gli acquisti del 9,4% e rappresenta meno dell’1% dei consumi di oro per gioielleria. In crescita invece tutti gli altri paesi produttori, soprattutto asiatici. Anche in questo caso la Cina conquista il primo posto a scapito dell’India e insieme richiedono quasi il 60% dell’oro destinato a questo settore.

In un orizzonte decennale,  il rendimento medio annuo dell’oro ai prezzi correnti  è di poco superiore  al 12%, contro il 4,7% dell’indice azionario S&P500, l’1% o poco più dei prezzi delle case così come calcolato dall’indice S&P/Case-Shiller e il 4,2% dei titoli decennali americani se fossero stati acquistati nel gennaio 2004 e portati alla scadenza naturale.



*     *     *

Loretta Napoleoni: Prezzo dell’oro, l’ennesima frode 


venerdì 16 agosto 2013

Gli investimenti finanziari in oro permangono deboli

Fonte: Elaborazioni su dati WGC

L’offerta di oro nel primo semestre di quest’anno è scesa del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2012, a causa soprattutto del crollo dell’offerta di oro riciclato (-12,9), mentre la produzione mineraria è aumentata dell’1,4%.

Nonostante la flessione dell’offerta, il prezzo dell’oro è sceso dai 1.600 $/oz. del giugno dell’anno scorso a meno di 1.200 $ (-25,4%) per il calo ancor più consistente della domanda (-11,3%), determinando un eccesso di offerta di oltre 200 tonnellate, ovvero dell’11%.


Il calo della domanda  è da ricondursi agli acquisti per scopo di investimento, praticamente dimezzati rispetto ai primi sei mesi del 2012 (-46,5%) ed in particolare agli ETF specializzati nel metallo giallo, che da acquirenti netti sono diventati venditori netti per ben 580 tonnellate.

Ma se gli investitori di breve periodo hanno alimentato la caduta dei prezzi, gli investitori di lungo periodo hanno colto l’occasione per accumulare monete e lingotti (gli acquisti sono aumentati del 45%).

Agli investitori di lungo periodo si sono accodate le banche centrali, sebbene i loro acquisti siano risultati del 35% inferiori rispetto al primo semestre del 2012. I maggiori acquirenti sono stati la Turchia (quasi 82 tonnellate), la Russia (38,7 tonn.)  e la Corea (20 tonn.)

Il calo dei prezzi ha stimolato il settore della gioielleria, favorendo un aumento della domanda della preziosa materia prima del 23,6%.

La domanda di oro per uso industriale e odontoiatrico resta invece debole e insensibile all’andamento dei prezzi (-1,4%). 


Negli ultimi giorni, il prezzo dell’oro è ritornato sopra i 1.300 $, ma rimane quasi del 20% inferiore alle quotazioni di dodici mesi fa.

Nello stesso periodo, l’indice S&P500 è aumentato per più del 18%, mentre i prezzi delle case così come misurati dall’indice S&P/Case-Shiller sono tornati a crescere (+12,2%).

In un orizzonte di lungo periodo,  l’oro ha permesso un ritorno medio annuo nell'ultimo decennio del 14% contro il 5% del mercato azionario americano e l’1,1% dei valori immobiliari. Chi avesse acquistato nel luglio 2003 i titoli del Tesoro statunitensi e li avesse portati a scadenza avrebbe conseguito un rendimento del 4,5% (oggi offrono un rendimento  di poco superiore al 2,6). L’inflazione media degli ultimi dieci anni negli Usa è stata del 2,4%.

giovedì 7 marzo 2013

Difetti di Famiglia

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia e WGC


Mario Deaglio in un articolo su “La Stampa” di ieri ha scritto:

Nell’attuale emergenza economica non si può, inoltre, non rimettere sul tappeto il problema delle riserve auree italiane, molto ingenti e contabilmente valutate a circa 40 dollari l’oncia contro un prezzo di mercato di oltre 1500 dollari. La mera rivalutazione contabile (per un valore di circa 150 miliardi di euro) probabilmente indurrebbe i mercati finanziari a giudizi meno severi sull’Italia e a una riduzione dello spread.

Tale presunta necessità di rivalutare l’oro risponde all'auspicio di Deaglio di impiegarlo in qualche modo. Il 9 agosto scorso, l'oro doveva essere utilizzato per ridurre il debito. Oggi dovrebbe

essere dato in garanzia a un ente internazionale - il miglior candidato è il Fondo Monetario - per ottenere non un nuovo prestito, di cui non c’è bisogno, bensì una linea di credito per fronteggiare attacchi speculativi: una sorta di Fondo Salva Italia, senza passare necessariamente per l’europeo Fondo Salva Stati. 

Ora, a parte l’evoluzione delle proposte di Deaglio su come impiegare l’oro (se l’avessimo venduto per ripagare il debito, ora non l’avremmo più per darlo in garanzia e se oggi lo diamo in garanzia magari tra sei mesi non potremmo più venderlo in occasione di un nuovo ripensamento di Deaglio), ora – a parte tutto questo -  mi ha sorpreso l’affermazione che le riserve auree siano valutate a 40 $/oz.

sabato 16 febbraio 2013

L'oro non luccica più?

Fonte: Elaborazioni su dati WGC

Nel 2012, la domanda mondiale di oro, secondo il World Gold Council è scesa del 3,9% rispetto all’anno precedente.
Alla debolezza della domanda  ha corrisposto un blocco dell’estrazione mineraria (-0,7%) e un calo dell’oro riciclato (-2,6). Nel complesso, l’offerta scende dell’1,4%, ma rimane eccedente rispetto alla domanda per più  dell’1%.
La produzione mineraria pesa il 63,5% dell’offerta complessiva.


Il calo della domanda è da imputarsi al settore finanziario privato, sceso del 9,7%, in seguito al crollo della richiesta di oro fisico (la domanda di lingotti e monete è sprofondata del 17,2%),  non trovando compensazione nella domanda proveniente dagli ETF che, pur aumentando di oltre il 50% gli acquisti di oro, pesano solamente il 6,3% della domanda mondiale contro il 28,2 dell’oro fisico.

 


Il calo di monete e lingotti è stato particolarmente forte in Germania, in Svizzera e in Russia (con tagli della domanda che si aggirano sul 30%). Questi tre paesi rappresentavano nel  2011 il 43,5% degli acquisti di oro fisico per uso investimento.  Nel 2012, il loro peso è sceso a meno del 40%. Ma anche l’India, il principale acquirente a livello mondiale (con ¼ della domanda), non ha esitato a ridurre gli acquisti di oltre il 15%. Solo la Cina, tra i grandi clienti, ha mantenuto di fatto invariati gli investimenti (+0,6%), portando la propria quota sullo stesso livello della Russia (21,8%). Gli altri paesi, che rappresentano il 16,4% della domanda mondiale di monete e lingotti, hanno ridotto gli acquisti, ma meno del 5%.

Le Banche centrali hanno continuato invece ad incrementare le riserve auree (+16,8%). Il loro contributo alla domanda mondiale supera il 12%. Nel 2012, i paesi più attivi stati la Turchia (164 tonnellate su 534 complessivi delle banche centrali), la Russia (quasi 75 t.) , il Brasile, le Filippine e il Kazakhstan, con acquisti superiori alle 33 t. ognuno.   

Nonostante l’intervento delle autorità monetarie, gli acquisti di oro con finalità finanziarie sono scesi del 4,1%, innanzi ad una offerta di oro in crescita dell’1,3%, al netto dei consumi di gioielleria, industria e odontoiatria.

Il prezzo dell’oro non poteva che risentirne. Se l’ultimo prezzo segnato nel 2012 consentiva ancora un guadagno dell’8,3% rispetto alla fine del 2011, in questi giorni viene scambiato  poco sopra i 1.600 $/oz., con una perdita prossima al 9% rispetto ad un anno fa.



L’oro per impieghi non finanziari è sceso del 3,7%, trainato al ribasso dalla domanda per uso industriale e odontoiatrico (-5,5%). Questo settore assorbe poco più del 15% degli acquisti mondiali.




Ma anche la gioielleria ha vissuto un anno difficile: i consumi sono scesi del 3,2%. L’Italia ha ridotto gli acquisti del 14,9% e rappresenta ormai solo l’1,2% della mondiale di oro per gioielleria. Forte calo anche per l’oreficeria russa (-11,2%) e indiana (-10,7%) che rimane comunque il principale acquirente a livello mondiale (quasi il 29%). La crisi ha colpito meno gli USA (-6,1%, con una quota di mercato del 5,7%) e il Medio Oriente (-4,1%; con una quota del 7,8). La Cina, pur riducendo gli acquisti dell’1%, è ormai prossima a raggiungere l’India, da cui dista in tonnellate l’1,4%. Decisamente meglio è andata invece agli altri paesi, che hanno accresciuto gli acquisti per la gioielleria del 6,8%.


In un orizzonte decennale,  il rendimento medio annuo dell’oro ai prezzi correnti  è di poco inferiore al 17%, contro il 6% dell’indice azionario S&P500, il neanche 1% dei prezzi delle case così come calcolato dall’indice S&P/Case-Shiller e il 3,7% dei titoli decennali americani, se fossero stati acquistati nel febbraio 2003 e portati fino ad oggi a scadenza.
Ma l’opportunità offerta dall’oro potrebbe ormai essere giunta al termine.

giovedì 15 novembre 2012

Il prezzo dell'oro è arrivato fine corsa?

Fonte: Elaborazioni su dati WGC

Nei dodici mesi terminanti a settembre, la domanda mondiale di oro, secondo il World Gold Council è scesa del 2,9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Alla debolezza della domanda  ha corrisposto un blocco dell’estrazione mineraria (+0,3%) e un calo dell’oro riciclato (-3,2). Nel complesso, l’offerta scende dell’1,1%, sebbene permanga del 2,8% superiore alla domanda.
La produzione mineraria pesa per poco meno dei 2/3 dell’offerta complessiva.