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venerdì 10 giugno 2016

Disoccupazione ufficiale del primo trimestre 2016 al 12,1%; quella vera ... il doppio

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

In base alle rilevazioni trimestrali dell’Istat, gli occupati sarebbero cresciuti nel corso degli ultimi dodici mesi terminanti a marzo 2016 di 243 mila unità, grazie esclusivamente alla crescita dei dipendenti, dato che i lavoratori autonomi sarebbero diminuiti di oltre 100 mila.

A loro volta i 344 mila dipendenti in più sarebbero stati assunti tutti a tempo indeterminato, dato che solo 3 mila hanno dovuto accettare contratti a termine. Quest’ultimi sono oltre il 12,7% dei dipendenti (12,9 nel primo trimestre 2015).

Tuttavia, su 341 mila assunzioni nette a tempo indeterminato, ben 180 mila sarebbero part time.


Negli ultimi dodici mesi calano i lavoratori in cassa integrazione, sia pure solo di 4 mila unità (-1,2%). Rispetto al totale dei dipendenti a tempo indeterminato sono il 2,3%.

L’area del lavoro precario estensivamente intesa, ossia quelli con contratto a tempo determinato, i lavoratori part-time  e quelli in cassa integrazione, coinvolge quasi 5,3 milioni di persone, pari al 31% dei dipendenti (30,5 nel primo trimestre 2015)

I disoccupati ufficialmente censiti dall’Istat sarebbero poco meno di 3,1 milioni, in calo rispetto ad un anno prima di 215 mila unità. Il tasso di disoccupazione  nello stesso arco temporale scende dal 13 al 12,1%.

Tuttavia occorre considerare anche coloro che hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare, qualora ve ne fosse l’opportunità. Parliamo di altre 3,6 milioni di persone che, insieme ai cassintegrati, conducono ad un tasso di disoccupazione effettivo del 24,2% (il doppio di quello ufficiale). Rispetto ad un anno prima abbiamo una diminuzione di 1,4 punti percentuali. Una buona notizia, ma non si può dimenticare che vi sono comunque 7 milioni di persone che non hanno un lavoro e dipendono dal sostegno pubblico o dall’aiuto di parenti e amici.


giovedì 10 marzo 2016

A fine 2015 la disoccupazione effettiva è al 23,7%

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

In base alle rilevazioni trimestrali dell’Istat, gli occupati sarebbero cresciuti nel corso degli ultimi dodici mesi terminanti a dicembre 2015 di 184 mila unità, grazie pressoché esclusivamente alla crescita dei dipendenti, dato che i lavoratori autonomi sarebbero diminuiti di 114 mila unità.

Dei 298 mila dipendenti in più, quelli assunti a tempo indeterminato sono 207 mila e 91 mila quelli con contratti a termine. Quest’ultimi sono oltre il 14% dei dipendenti (13,8 alla fine del 2014).

Delle 207 mila assunzioni nette a tempo indeterminato, ben 74 mila sono part time.

Tra i lavoratori a tempo indeterminato si stima che quasi 320 mila siano in cassa integrazione (il 2,2%), in calo rispetto ad un anno prima del 45%, ovvero di 260 mila unità.

L’area del lavoro precario estensivamente intesa, ossia quelli con contratto a tempo determinato, i lavoratori part-time  e quelli in cassa integrazione, riguarda più di 5,4 milioni di persone, pari al 31,7% dei dipendenti.

I disoccupati ufficialmente censiti dall’Istat sarebbero poco meno di 3,1 milioni, in calo rispetto ad un anno prima di 367 mila unità. Il tasso di disoccupazione scende dal 13,3 all’11,9%.

Tuttavia occorre considerare anche coloro che hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare, qualora ve ne fosse l’opportunità. Parliamo di 3,6 milioni di persone.


Aggiungendo anche i cassintegrati  il tasso di disoccupazione effettivo arriva  al 23,7%. Rispetto ad un anno prima abbiamo una diminuzione di 2,3 punti percentuali. Una buona notizia, ma non si può dimenticare che vi sono comunque 6,9 milioni di persone che non hanno un lavoro e dipendono dal sostegno pubblico o dall’aiuto di parenti e amici.


sabato 12 dicembre 2015

Occupazione (precaria e part time) in aumento, nonostante il Jobs Act

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

In base alle rilevazioni trimestrali dell’Istat, gli occupati sarebbero cresciuti nel corso degli ultimi dodici mesi terminanti a settembre di 247 mila unità, grazie pressoché esclusivamente alla crescita dei dipendenti, dato che i lavoratori autonomi sarebbero aumentati solamente di 5 mila unità.

Dei 242 mila dipendenti in più, sono 60 mila quelli che sarebbero stati assunti a tempo indeterminato e 182 mila quelli con contratti a termine. Quest’ultimi sono ormai quasi il 15% dei dipendenti (il valore più elevato di tutti i tempi, nonostante il tanto decantato Jobs Act).


Inoltre, delle 60 mila assunzioni a tempo indeterminato, ben 80 mila sono part time. Il ché lascia presupporre che circa 20 mila persone abbiano dovuto accettare una riduzione dell’orario di lavoro, se volevano mantenere l’occupazione.


Tra i lavoratori a tempo indeterminato si stima che più di 300 mila siano in cassa integrazione (il 2,1%), in calo rispetto ad un anno prima del 35,8%, ovvero di 170 mila unità.

L’area del lavoro precario estensivamente intesa, ossia quelli con contratto a tempo determinato, i lavoratori part-time  e quelli in cassa integrazione, riguarda più di 5,5 milioni di persone, pari al 32,1% dei dipendenti.

I disoccupati ufficialmente censiti dall’Istat sarebbero diminuiti di quasi 300 mila unità (a 2,7 milioni) e il tasso di disoccupazione sarebbe sceso al 10,6%.

Tuttavia occorre considerare anche coloro che hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare, qualora ve ne fosse l’opportunità. Parliamo di altri 3,9 milioni di persone.

Considerando anche i cassintegrati,  il tasso di disoccupazione effettivo arriva al 23,6%. Rispetto ad un anno prima abbiamo una diminuzione di 1,6 punti percentuali. Una buona notizia, ma non si può dimenticare che vi sono comunque 6,9 milioni di persone che non hanno un lavoro e dipendono dal sostegno pubblico o dall’aiuto di parenti e amici.


giovedì 1 ottobre 2015

Il Jobs Act (i cui effetti reali si valuteranno a partire dal terzo anno) non ha eliminato le assunzioni a tempo determinato (40% da marzo ad agosto)

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

L’Istat ha reso pubbliche per la prima volta le statistiche mensili per tipologia di occupazione.

Ad agosto, l’occupazione complessiva è aumentata rispetto ad un anno prima di 325 mila unità (+1,5%) ed ha riguardato pressoché esclusivamente i dipendenti (gli autonomi sono di fatto rimasti invariati).

I neo assunti con contratto a tempo indeterminato sono stati 188 mila, l’1,3% in più rispetto al livello dei dipendenti di un anno prima, mentre quelli con contratto a termine sono aumentati di 136 mila (+5,9%).

Da marzo, quando è entrato in vigore il c.d. Jobs Act (che consente alle imprese di poter licenziare nei primi tre anni di contratto i nuovi lavoratori assunti senza particolari vincoli) i dipendenti a tempo indefinito sono aumentati di oltre 250 mila unità. Le imprese non hanno tuttavia rinunciato alle forme contrattuali a tempo determinato: nello stesso periodo i precari sono aumentati di 165 mila. Questa forma contrattuale costituisce circa il 40% circa delle neo assunzioni.


Se si tiene conto dei dipendenti in cassa integrazione (-18,7% nell’ultimo anno), la domanda del fattore lavoro da parte delle imprese aumenta del 2,5% innanzi ad un aumento dell’offerta (ossia di chi è disposto a lavorare: dipendenti + persone in cerca di un’occupazione) dello 0,8%.

Ciò ha permesso di ridurre i disoccupati di 162 mila unità (-5%) e portare ufficialmente la disoccupazione sotto il 12%. Un livello che rimane tuttavia ancora troppo elevato, dato che siamo il sesto paese con il più alto tasso tra i paesi UE.


Se consideriamo affidabili le aspettative sull'occupazione delle imprese, i nuovi occupati dovrebbero essere stati assunti soprattutto dal settore del commercio al dettaglio (commesse e addetti alle vendite) e in generale dal settore dei servizi, mentre dovrebbero essere diminuiti nell'industria e nelle costruzioni.


Altri grafici qui

domenica 6 settembre 2015

Disoccupazione, scende la percentuale, ma non il valore assoluto

In base alle rilevazioni trimestrali dell’Istat, gli occupati sarebbero cresciuti nel corso degli ultimi dodici mesi terminanti a giugno di 180 mila unità, grazie esclusivamente alla crescita netta dei dipendenti, dato che circa 3 mila lavoratori autonomi avrebbero cessato l’attività.

Dei 183 mila dipendenti in più, 106 mila sarebbero stati assunti a tempo indeterminato e 77 mila con contratti a termine. Quest’ultimi superano ormai il 14% dei dipendenti (13,8 nel secondo trimestre 2014).

Delle 106 mila assunzioni a tempo indeterminato, 73 mila sono a tempo pieno e 33 mila con orario ridotto.

Tra i lavoratori a tempo indeterminato si stima che 388 mila siano in cassa integrazione (il 2,7%), in calo rispetto ad un anno prima del 23,2%, ovvero di 117 mila unità.

L’area del lavoro precario estensivamente intesa, ossia quelli con contratto a tempo determinato, i lavoratori part-time  e quelli in cassa integrazione, riguarda quasi 5,4 milioni di persone, pari al 31,7% dei dipendenti.

Sono invariati rispetto ad un anno prima i 3,1 milioni di disoccupati ufficialmente censiti dall’Istat nel trimestre. Il tasso di disoccupazione resta superiore al 12%.

Tuttavia se si considerano coloro che hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare qualora ve ne fosse l’opportunità, ovvero quasi 3,6 milioni di persone, il tasso di disoccupazione calcolato sulla forza lavoro potenziale salirebbe a poco meno del 23% (22,8 nel secondo trimestre 2014).


Includendo infine i cassintegrati si arriverebbe al 24,3%, ossia a quasi 7,1 milioni di persone (i 16 mila in meno rispetto ad un anno prima, pari allo 0,2%, rientrano tranquillamente nell’ambito dell’errore statistico).


lunedì 17 agosto 2015

La disoccupazione in Turchia è inferiore a quella della Francia


Esattamente, nel 2014 era il 9,9% contro il 10,3% dei cugini d'oltralpe. In Italia era il 12,7, in Spagna il 24,5 e in Grecia il 26,5%.

Solo nei paesi sotto l'influenza tedesca la disoccupazione era inferiore a quella della Turchia.

A quanto pare non è così indispensabile fare parte della UE e men che meno della zona Euro.

giovedì 4 giugno 2015

Occupazione in aumento ad aprile, ma nella giusta prospettiva non è così eclatante

Fonte: Elaborazioni su dati Istat (1) (2), Eurostat ed Inps

Nel primo trimestre del 2015 gli occupati sono  diminuiti sullo stesso periodo del 2014 di 13mila unità. Il calo riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti (-17 mila), poiché i lavoratori autonomi che hanno aperto un'attività supera di 4 mila coloro che l'hanno chiusa. 

E' il settore dei servizi a fornire il maggior incremento occupazionale, grazie all'assunzione di 131 mila dipendenti, a cui si aggiungono 16 mila nuovi lavoratori autonomi.

Anche l'agricoltura è tra i settori ad alto assorbimento di lavoro. Ma in questo caso prevalgono i nuovi imprenditori agricoli (+28 mila) sui nuovi dipendenti (+17 mila).

In calo è invece il settore industriale, che perde 14mila dipendenti, mentre 28 mila piccoli imprenditori chiudono l'attività.

Infine il settore delle costruzioni, che perde 42mila addetti, in maggioranza dipendenti (-26 mila). Ma vi è anche la chiusura dell'attività da parte di 16 mila imprenditori edili.

Il calo di 17 mila dipendenti rispetto ad un anno fa riguarda praticamente quelli con un contratto a tempo indeterminato (-64 mila), mentre i precari aumentano di 47 mila unità. 


I lavoratori precari (ovvero a tempo determinato) rappresentano il 13% dei dipendenti (13,6 nel primo trimestre 2014). Se si tiene conto anche di chi lavora part time tra chi ha un contratto a tempo indeterminato la percentuale di coloro che non ha un'occupazione stabile o a tempo pieno sale al 28,5% dei dipendenti.

I dipendenti in  cassa integrazione sono fortemente diminuiti rispetto ad un anno fa, a 341mila (-42,2%), pari al 2,4% dei dipendenti a tempo indeterminato.

I disoccupati nel primo trimestre del 2015 erano 3 milioni e 300 mila, in calo del 5,3% rispetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione è stato del 13%. Tuttavia se si tiene conto di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione, ma sono disponibili a lavorare (ovvero altri 3,8 milioni di sfiduciati), nonché i cassintegrati, la disoccupazione effettiva raggiunge il 25,5% e coinvolge 7,5 milioni di persone.


Al netto degli effetti stagionali, la disoccupazione ufficiale ad aprile  era al 12,4%, con quella giovanile (che coinvolge 655 mila ragazzi) poco sotto il 41%.

Nella zona euro, il tasso di disoccupazione ufficiale della Spagna è al 22,7%; in Francia è al 10,5 e in Germania al 4,7%. In Grecia, con i dati fermi a febbraio, le persone in cerca di un lavoro sono il 25,4%. 


Nel complesso della zona euro, la disoccupazione è oltre l'11% e riguarda oltre 17,8 milioni di persone, di  cui 3,2 giovani con meno di 25 anni. Negli Stati Uniti ad aprile era al 5,4%.

martedì 3 marzo 2015

Disoccupazione effettiva nel quarto trimestre 2014 al 26%

Fonte: Istat (1) (2); Eurostat

Nel quarto trimestre del 2014 gli occupati sono aumentati rispetto allo stesso periodo del 2013 di 156 mila unità. L'aumento è concentrato  tra i lavoratori dipendenti (+147 mila), poiché i lavoratori autonomi che hanno aperto un'attività superano solo di 9 mila coloro che l'hanno chiusa. 

E' il settore dei servizi a fornire il maggior incremento occupazionale, grazie all'assunzione di 175 mila dipendenti, a cui si aggiungono 4 mila nuovi lavoratori autonomi.

Anche l'agricoltura è tra i settori ad alto assorbimento di lavoro. Ma in questo caso prevalgono i nuovi imprenditori agricoli (+35 mila) sui nuovi dipendenti (+23 mila).

In modesto progresso è invece il settore industriale, che si avvale di 28 mila nuovi dipendenti, mentre i  piccoli imprenditori che hanno iniziato una nuova attività hanno compensato quelli che l'hanno chiusa.

Infine il settore delle costruzioni, che perde 109 mila addetti, in maggioranza dipendenti (-79 mila). Ma vi è anche la chiusura dell'attività da parte di 30 mila imprenditori edili.

I 147 mila dipendenti in più rispetto ad un anno fa sono praticamente tutti precari (145 mila). Quelli con contratto a tempo indeterminato hanno invece dovuto accettare un ridimensionamento dell'orario di lavoro: 53 mila sono passati dal full time al part time, ma altri due mila non hanno avuto questa possibilità ed hanno perso il posto di lavoro.


I lavoratori precari (ovvero a tempo determinato) rappresentano il 13,8% dei dipendenti (13,1 nel quarto trimestre 2013). Se si tiene conto anche di chi lavora part time tra chi ha un contratto a tempo indeterminato la percentuale di coloro che non ha un'occupazione stabile o a tempo pieno sale al 29,4% dei dipendenti.

I dipendenti in  cassa integrazione sono diminuiti del 5,5% rispetto ad un anno fa, a 585mila, pari al 4% dei dipendenti a tempo indeterminato.

I disoccupati nell'ultimo trimestre del 2014 erano 3 milioni e 420 mila, in crescita del 6,5% rispetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione è stato del 13,3%. Tuttavia se si tiene conto di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione, ma sono disponibili a lavorare (ovvero altri 3,7 milioni di sfiduciati), nonché i cassintegrati, la disoccupazione effettiva raggiunge il 26% e coinvolge 7,7 milioni di persone.


Al netto degli effetti stagionali, la disoccupazione ufficiale a gennaio era al 12,6%, con quella giovanile (che coinvolge 636 mila ragazzi tra i 15 e i 24 anni) abbondantemente sopra il 41%.

Nella zona euro, il tasso di disoccupazione ufficiale della Spagna è al 23,4%; in Francia è al 10,2 e in Germania è scesa al 4,7%. In Grecia, con i dati fermi a novembre, le persone in cerca di un lavoro sono di poco inferiori al 26%. 




Nel complesso della zona euro, la disoccupazione è all'11,2% e riguarda oltre 18 milioni di persone, di  cui 3,3 milioni di giovani con meno di 25 anni. Negli Stati Uniti, a gennaio, era al 5,7%.


venerdì 16 gennaio 2015

Disoccupazione effettiva in Italia al 25,5% nel terzo trimestre 2014

Lo certifica Eurostat quando si tenga conto, oltre dei disoccupati ufficialmente censiti, anche di chi ha dovuto accettare un part-time ma desiderava lavorare a tempo pieno, nonché di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione ma sono disponibili a lavorare. E' la definizione più estesa di disoccupazione, quella che fa emergere per l'Italia più sfiduciati (3,7 milioni) che disoccupati ufficiali (3 mln.) e che innalza il relativo tasso di disoccupazione dall’11,8 al 25,5% della forza lavoro potenziale.


Peggio di noi i paesi che di volta in volta ci vengono proposti quali modelli per avere seguito le  politiche di austerità, ovvero la Spagna, che ha una disoccupazione effettiva superiore al 34% e la Grecia, ove si supera il 32%.

Nella zona Euro il tasso di disoccupazione effettivo è poco al di sotto del 20% e coinvolge oltre 33 milioni di persone.

sabato 10 gennaio 2015

Occupazione e Disoccupazione negli Stati Uniti nel 2014

Fonte: Elaborazioni su dati US BLS

Nel 2014 l’occupazione negli Stati Uniti è aumentata di 2,8 milioni di unità (tutti con orario a tempo pieno). Equivale ad un aumento dell’1,9% innanzi ad una crescita prevista del pil del 2,3%.

La crescita occupazionale dell’ultimo anno è attribuibile pressoché interamente al settore privato non agricolo (2,7 su 2,8 milioni).

Il tasso di occupazione, ossia il rapporto tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa, è salito dal 58,6 al 59,2%, ma rimane ben distante dalla situazione pre crisi: nel dicembre 2006 era al 63,4%. Se quest’ultimo valore fosse applicato all’attuale popolazione, avremmo avuto 157,9 milioni di occupati contro i 147,4 odierni.  La differenza, oltre 10 milioni di posti di lavoro, indica “il mancato guadagno” occupazionale inferto dalla crisi del 2007.


Tuttavia, dal dicembre 2009, punto più buio della recessione per l’occupazione, 9,4 milioni di americani hanno ritrovato un lavoro. 

I disoccupati ufficialmente censiti sono 8,7 milioni, pari al 5,6%, contro i 15,4 dell’ottobre 2009, quando erano il 10% della forza lavoro.

Nei dodici mesi che portano al dicembre 2014, i disoccupati sono diminuiti di 1,7 milioni. Ma i tempi di attesa prima di trovare un nuovo lavoro permangono elevati: mediamente passano oltre 32 settimane (quattro in meno rispetto al dicembre 2013). Ed è per questa ragione che, nonostante il buon momento dell’economia americana, aumenta il numero di coloro che hanno rinunciato a cercare un’occupazione pur essendo disponibili a lavorare. E’ il fenomeno degli sfiduciati, che riguarda 6,4 milioni di persone (300 mila in più rispetto ad un anno prima). Se si tenesse conto anche di loro, il tasso di disoccupazione salirebbe al 9,3%.


Ma negli Stati Uniti la disoccupazione ha una forte connotazione razziale. Mentre tra i bianchi è al 4,8%, quella tra gli afroamericani è al 10,4%. Valore quest’ultimo superiore a quello tra i disoccupati che non hanno conseguito nemmeno un diploma (8,6%).  La disoccupazione tra gli ispanici è al 6,5%, oltre un punto più rispetto ai disoccupati che hanno conseguito un diploma (5,3%). 

Tra i laureati la disoccupazione è al 2,9%. Tenendo conto degli alti costi universitari, la posizione economica della famiglia di origine determina il divario del tasso di disoccupazione tra i bianchi in funzione degli studi effettuati.


venerdì 28 novembre 2014

Ad ottobre la disoccupazione supera il 13% (quella vera è oltre il 25%)

Fonte: Istat (1) (2) ed Eurostat


Nel terzo trimestre di quest'anno vi sono stati 124 mila occupati in più rispetto allo stesso periodo del 2013. L'aumento è concentrato  tra i lavoratori dipendenti (+172 mila), mentre sono 48 mila i lavoratori autonomi che hanno abbandonato l'attività.

E' il settore industriale che fornisce il maggior incremento occupazionale, assumendo 126 mila dipendenti. Hanno invece abbandonato l'attività 23 mila piccoli imprenditori.

Positivo l'apporto dei servizi, che nell'ultimo anno assumono 110 mila dipendenti. Tuttavia sono ben 44 mila i lavoratori autonomi che hanno deciso di porre termine alla loro esperienza professionale.

In modesto progresso è il settore agricolo, che si avvale di 14 mila nuovi imprenditori agricoli, mentre l'occupazione alle dipendenze diminuisce di un migliaio di unità.

Infine il settore delle costruzioni, che perde 63 mila dipendenti, mentre si aggiungono 3 mila nuovi imprenditori edili.

Dei 172 mila dipendenti in più rispetto ad un anno fa, oltre 250 mila sono precari o part time. I dipendenti full time a tempo indeterminato sono così privilegiati che ben 80 mila di loro non hanno più un lavoro. 

I lavoratori precari (ovvero a tempo determinato) sono aumentati di oltre 150 mila unità e rappresentano il 14,2% dei dipendenti (13,4 nel terzo trimestre 2013). Se si tiene conto anche di chi lavora part time con un contratto a tempo indeterminato la percentuale sale al 29,3% dei dipendenti.



I dipendenti in  cassa integrazione sono diminuiti del 9,2% rispetto ad un anno fa, a 513 mila, pari al 3,5% dei dipendenti a tempo indeterminato.

I disoccupati sono 3 milioni, in crescita del 5,8% rispetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione del terzo trimestre è all'11,8%. Tuttavia se si tiene conto di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione, ma sono disponibili a lavorare (ovvero quasi 4 milioni di sfiduciati), nonché i cassintegrati, la disoccupazione effettiva raggiunge il 25,3% e coinvolge 7 milioni e mezzo di persone.





Al netto degli effetti stagionali, la disoccupazione ufficiale ad ottobre ha superato la soglia del 13%,  con quella giovanile (che coinvolge oltre 700 mila ragazzi) abbondantemente sopra il 43%.


Nella zona euro, la Grecia ha un tasso di disoccupazione (ufficiale) di poco inferiore al 26% (ad agosto). La Spagna è al 24 e la Francia al 10,5% (entrambe a ottobre). La Germania ha tagliato verso il basso la barriera del 5%.


Nel complesso della zona euro, la disoccupazione è all'11,5% e riguarda 18,4 milioni di persone, di  cui 3,4 milioni sono giovani con meno di 25 anni. 

Negli Stati Uniti, il mese scorso la disoccupazione era al 5,8%.


martedì 14 ottobre 2014

Dal 2010 forte aumento delle famiglie in difficoltà

L'audizione del presidente dell'Istat in merito al DEF è corredata da un ricco allegato statistico.

Ciò permette di aggiornare, ad esempio, la documentazione relativa al disagio delle famiglie al 2013.

Dal grafico che segue emerge un forte  aumento delle famiglie in difficoltà, soprattutto a partire dal 2010.


Le persone che hanno dichiarati di essere in difficoltà ad acquistare gli alimenti sono più  che raddoppiate tra il 2006 (4,2%) e il 2013 (9%).

Quelle che hanno dovuto rinunciare ad un pasto proteico almeno ogni due giorni sono passate dal 6,2% del 2009 al 14,3%.

Più del 19% non può permettersi di riscaldare adeguatamente l'abitazione (era poco più del 10% nel 2007).

Le famiglie che non erano in grado di affrontare una spesa imprevista sono passate dal 28% del 2006 ad oltre il 40%.

Infine, smentendo un luogo comune che sostiene che gli italiani non rinunciano alle vacanze, nel 2013 una famiglia su due non ha potuto permettersi nemmeno una settimana di ferie.

*   *   *   *   *

Dato che ci siamo, riprendo anche il grafico aggiornato al 2013  relativo alla quota percentuale dei lavoratori a tempo determinato in Italia e nella UE.

Si noterà che il nostro paese è perfettamente allineato alle condizioni del mercato del lavoro europeo e che circa il 50% dei giovani (15-24 anni) è costretto ad accettare un contratto a termine, contro il 40% nel resto d'Europa.

cliccare sul grafico per ingrandire

La tesi che il nostro mercato del lavoro non sia sufficientemente flessibile è quindi un luogo comune privo di fondamento.

venerdì 10 ottobre 2014

Nel secondo trimestre la disoccupazione effettiva in Italia era al 25%

Lo certifica Eurostat quando si tiene conto, oltre dei disoccupati ufficialmente censiti, anche di chi ha dovuto accettare un part-time ma desiderava lavorare a tempo pieno, nonché di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione ma sono disponibili a lavorare. E' la definizione più estesa di disoccupazione, quella che fa emergere per l'Italia più sfiduciati (3,3 milioni) che disoccupati ufficiali (3,1 mln.) e che innalza il relativo tasso di disoccupazione dal 12,3 al 25% della forza lavoro potenziale.


Peggio di noi i paesi che di volta in volta ci vengono proposti quali modelli per avere seguito le  politiche di austerità, ovvero la Spagna, che ha una disoccupazione effettiva superiore al 35% e la Grecia, ove si supera il 33%.

Nella zona Euro il tasso di disoccupazione effettivo è al 20% e coinvolge 33,2 milioni di persone.

giovedì 2 ottobre 2014

Ma quanti sono i disoccupati?

Dipende da cosa si intende per disoccupato. Ad esempio l'ufficio statistico americano fornisce ben sei definizioni di disoccupazione. Quella ufficiale (U3) ad agosto era al 6,1% della forza lavoro (occupati + disoccupati ufficiali). La definizione più estesa (U6) include sia coloro che sono disponibili a lavorare, ma hanno smesso di cercare attivamente un'occupazione, sia quelli che pur avendo un'occupazione part time hanno accettato quanto veniva loro proposto per ragioni economiche, ma sarebbero interessati ad un lavoro full time. In tal caso, il tasso di disoccupazione americano sale al 12%.

Il Rapporto sul Mercato del Lavoro del Cnel propone anch'esso sei definizioni di disoccupazione. Sono quelle indicate nella seguente tabella.


La disoccupazione ufficiale è qui definita U1 ed è quella che normalmente calcola l'Istat e riguarda coloro che ricercano attivamente un lavoro. La definizione più estesa, anch'essa definita U6, è simile al quella utilizzata dall'istituto statistico americano. Ma in tal caso, il tasso di disoccupazione italiano supererebbe il 30%. 



Ma chi ha rinunciato a cercare un lavoro perché si è stufato di inviare inutilmente il curriculum è forse meno disoccupato di chi si è appena diplomato o laureato e si affaccia per la prima volta sul mercato del lavoro?

Non sarebbe male se l'Istat si adeguasse alla stessa metodologia impiegata dal BLS americano, diffondendo oltre al tasso di disoccupazione ufficiale anche quello più esteso, assai più veritiero. Sarebbe sicuramente un'operazione più giusta e interessante di quella messa in opera per adeguare il pil.

sabato 20 settembre 2014

Capitalismo feudale

"Il Sole 24 Ore" di oggi riporta in prima pagina un breve commento di Fabrizio Fourquet (f.f.) intitolato Equità.

Oltre l'80 per cento dei nuovi contratti oggi non solo non ha l'articolo 18 ma non ha nessuna delle tutele del contratto a tempo indeterminato. E soprattutto quattro giovani su 10 non trovano alcun lavoro. Questa è la realtà lì fuori. Chi non la vede si illude di difendere i lavoratori ma protegge in realtà una ridotta che sa sempre più di discriminazione. Il diritto che va difeso, oggi, è quello di lavorare e creare lavoro (...)


In effetti esiste una discriminazione 

(da Wikipedia: La discriminazione consiste in un trattamento non paritario attuato nei confronti di un individuo o un gruppo di individui in virtù della loro appartenenza ad una particolare categoria) 

Ma da quando si risolve un trattamento ingiusto estendendolo a tutti, anziché rimuovendo la causa che  ha generato lavoratori con tutele differenziate? E' come se con l'apartheid, ove si nega il diritto di voto ai neri, si volesse risolvere la discriminazione negando il diritto di voto anche ai bianchi. Un'assurdità.

Ma a quanto pare in Italia è lecito dire qualunque scemenza senza che questo mini la credibilità di chi proferisce simili sciocchezze.

Se in Italia vi è un trattamento differenziato tra i lavoratori è perché si è avuta la brillante idea di creare assurdi contratti di lavoro precari. Ma costoro anziché ammettere di aver rovinato la vita alle ultime generazioni vogliono rovinare la vita degli italiani per i prossimi cento anni. 

Il diritto che va difeso, oggi, è quello di lavorare e creare lavoro. Vero. E l'articolo 18 difende proprio questo diritto: il diritto di non essere cacciato dal proprio lavoro senza una giusta causa o un giustificato motivo. Andrebbe quindi esteso a tutti i lavoratori. Invece lo vogliono togliere a tutti. 

Ma in Italia le parole non hanno più senso e vengono stravolte: avere dei diritti sul posto di lavoro è fatto passare per un privilegio e si fa credere che abolendo il privilegio (ossia il diritto del lavoratore a non essere licenziato senza una giusta causa) si compia un atto di giustizia e di uguaglianza, di equità. Peccato che in tal modo si lasci tutti i lavoratori indifesi alla mercé degli imprenditori. 

Zitti e lavorare. Se vi va, bene. Se no, fuori dai coglioni. 
Questo è il rapporto di lavoro. 

Un ritorno alle origini del capitalismo, quando era appena uscito dal feudalesimo. 

mercoledì 17 settembre 2014

Le balle di Luca Ricolfi

Su “La Stampa” di oggi, nell’editoriale di Luca Ricolfi, si può leggere questa frase, a proposito del “giusto” confronto tra i modelli del mercato del lavoro italiano e spagnolo: 
  
Il confronto vero va fatto sul numero di occupati, non sui tassi di disoccupazione. Ebbene, nel 2013 il tasso di occupazione spagnolo, a dispetto di anni di austerity, era più alto di quello italiano, e questo nonostante in quello italiano siano inclusi tutti i lavoratori in cassa integrazione. 
  
Questa affermazione è falsa. 
  
Prendendo i dati di Eurostat è facile accorgersi che il tasso di occupazione (ossia il rapporto tra gli occupati e la popolazione in età lavorativa) in Spagna non solo è inferiore a quello italiano (e questo fin dall’inizio del 2012), ma che è sceso durante la crisi assai di più del nostro paese. Tra il 2007 e il primo trimestre di quest’anno, il tasso di occupazione spagnolo è crollato di oltre 10,5 punti percentuali (dal 65,3 al 54,7%) contro i meno di tre punti del corrispondente tasso italiano (dal 57,9 al 55,1%). 



Questo non è per nulla consolatorio e non significa affatto ricalcare le posizioni 

di Tremonti e Berlusconi nel 2008-2011, quando dicevano che, a differenza di altri Paesi, l’Italia tutto sommato aveva tenuto, restava un Paese solido, eccetera eccetera. 
  
Significa solo che chi propone il modello spagnolo sta auspicando una crescita ulteriore della disoccupazione per il nostro paese. E non vedo come questa prospettiva possa essere positiva per gli italiani.  

venerdì 29 agosto 2014

7,2 milioni di disoccupati effettivi (il 24,7% della forza lavoro potenziale).

Fonte: Elaborazioni su dati Istat ed Eurostat

Nel secondo trimestre di quest'anno vi sono stati 14 mila occupati in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. La flessione è il risultato che deriva da un aumento di 42 mila lavoratori dipendenti che compensano parzialmente l'abbandono dell'attività da parte di 56 mila autonomi.

Il settore delle costruzioni è quello che ha visto svanire il maggior numero di posti di lavoro se considerato in percentuale (-3,8%), equivalenti a più di 60 mila unità (per due terzi riguardanti i dipendenti e per un terzo gli imprenditori edili).

Il settore dei servizi accusa una flessione occupazionale dello 0,6%, ma in termini assoluti registra la perdita più consistente, pari a 92 mila unità. In tal caso la perdita più rilevante si registra tra i lavoratori autonomi (56 mila, pari a -1,4%), ma vengono coinvolti anche 36 mila dipendenti (-0,3%).

In modesto progresso il settore agricolo (+14 mila, +1,8%), nonostante 7 mila imprenditori agricoli abbiano rinunciato all'attività. Sono quindi le aziende più solide ad arruolare gli oltre 20 mila lavoratori agricoli in più rispetto ad un anno fa.

Ma è il settore industriale ad assorbire la quota più consistente di nuovi lavoratori, ben 124 mila, di cui quasi 100 mila sono dipendenti (+2,5%). Vi sono poi oltre 25 mila nuovi imprenditori (+5%).

Tuttavia i 42 mila dipendenti in più rispetto al secondo trimestre 2013 derivano da un aumento di quasi 100 mila unità tra i lavoratori a tempo determinato o part time, mentre  57 mila sono coloro che, pur avendo un lavoro full time a tempo indeterminato, sono stati lasciati a casa.

I lavoratori precari (ovvero a tempo determinato) sono aumentati di oltre 85 mila unità e rappresentano il 14% dei dipendenti (13,5 nel secondo trimestre 2013). Se si tiene conto anche di chi lavora part time tra chi ha un contratto a tempo indeterminato la percentuale sale al 29,2% dei dipendenti.

I dipendenti in  cassa integrazione sono diminuiti del 12,4% rispetto ad un anno fa, a 535 mila, pari al 3,7% dei dipendenti a tempo indeterminato.

I disoccupati sono 3,1 milioni, in crescita del 2,2% rispetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione del secondo trimestre è al 12,3%. Tuttavia se si tiene conto di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione, ma sono disponibili a lavorare (ovvero altri 3,5 milioni di sfiduciati), nonché i cassintegrati, la disoccupazione effettiva raggiunge il 24,7% e coinvolge 7,2 milioni di persone.


Al netto degli effetti stagionali, la disoccupazione ufficiale a luglio è al 12,6%, con quella giovanile (che coinvolge oltre 700 mila ragazzi) vicina al 43%.

Nella zona euro, la Grecia ha un tasso di disoccupazione (ufficiale) al 27,2% (a maggio). La Spagna è al 24,5 e la Francia al 10,3% (entrambe a luglio). La Germania, sempre a luglio, ha sfondato verso il basso la barriera del 5%.


Nel complesso della zona euro, la disoccupazione è all'11,5% e riguarda 18,4 milioni di persone, di  cui 3,3 giovani con meno di 25 anni. Negli Stati Uniti, il mese scorso il tasso di disoccupazione (calcolato in modo omogeneo a quello europeo) era al 6,2%.