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martedì 7 giugno 2016

Attività finanziarie delle famiglie a fine 2015

Secondo l’Istat, il reddito delle famiglie nel 2015 è stato di poco inferiore a 1.110 miliardi di euro, lo 0,8% in più rispetto al 2014. I prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,1%, sicché il reddito reale cresce dello 0,7%. La sostanziale invarianza del potere d’acquisto delle famiglie le ha indotte  ad intraprendere delle spese che negli anni precedenti erano state rinviate o tagliate, permettendo ai consumi di crescere dello 0,9% in termini reali.

E’ pertanto diminuita leggermente la propensione al risparmio, dall’10,1 al 10% del reddito nominale. Parallelamente il risparmio passa da 111,4 a 110,5 miliardi.

La fetta più consistente del risparmio è stata utilizzata per gli investimenti, prevalentemente immobiliari. Secondo l’Istat tale voce avrebbe drenato 94,8 miliardi, in aumento dello 0,6% rispetto all’anno precedente.

Il risparmio destinato alle attività finanziarie si commisura pertanto in 15,6 miliardi, pari a meno di un quinto dalla crescita del patrimonio mobiliare stimato dalla Banca d’Italia per il 2015. Al netto di questa immissione di capitale fresco, la ricchezza finanziaria delle famiglie cresce dell’1,8%.

Le famiglie possono contare su oltre 3.970 miliardi di euro di attività finanziarie. Circa un terzo è detenuto in banconote e depositi (oltre 1.273 miliardi). Questi sono aumentati nel corso dell’anno passato di 26,1 miliardi, nonostante gli oneri bancari abbiano superato gli interessi riconosciuti di 0,1 miliardi. L’incremento della liquidità si deve pertanto, oltre che all’afflusso del nuovo risparmio finanziario di cui si è detto a disinvestimenti netti da altre forme di impieghi per 10,6 miliardi.

I candidati più probabili ad aver subito un disinvestimento sono i titoli obbligazionari. Nel complesso si ridimensionano di quasi 110 miliardi. I titoli bancari rappresentano la fetta più rilevante, superando i 187 miliardi, pari al 4,7% del patrimonio finanziario delle famiglie (a fine 2014 superavano i 250 miliardi). I titoli pubblici contano per 131,6 miliardi, solo il 3,3%. Anch’essi sono diminuiti di 28,9 miliardi rispetto ad un anno prima. In calo anche i titoli esteri, che valgono meno di 115 miliardi, mentre è marginale il possesso di titoli emessi dalle imprese (7,9 mld.).

Le famiglie vantano prestiti, inclusi quelli alle cooperative, per oltre 13,7 miliardi.

Le azioni nel portafoglio delle famiglie valgono 66,7 miliardi (2 mld. in più rispetto a fine 2014). Ma nel corso del 2015 le famiglie avrebbero ridotto la propria esposizione azionaria di 15,9 miliardi. Ne consegue che l’incremento è da ricondursi all’aumento delle quotazioni (+12,7% il Ftse-Mib nel 2015), che per le famiglie sarebbe stato migliore della media di mercato (+34,5%).

Il possesso di azioni estere rimane modesto (65,7 mld.), ma di poco inferiore alle azioni quotate sul mercato nazionale

Le quote e le partecipazioni possedute in altre attività imprenditoriali varrebbero 825 miliardi (+5,1%).

Cospicua è la crescita dei fondi comuni di investimento (+15,9%), che valgono quasi 457 miliardi. Al netto dei 42,7 miliardi di afflussi netti, l’incremento patrimoniale si commisura intorno al 4,5%.

La posizione netta sulle assicurazioni vita e sui fondi pensione vale quasi 827 miliardi (oltre il 20% delle attività finanziarie), con una crescita di poco inferiore all’8% sul 2014.

Al netto dei 693 miliardi di passività, la ricchezza finanziaria delle famiglie sfiora i 3.280 miliardi, il 2,6% in più del 2014.



domenica 20 dicembre 2015

Il portafoglio finanziario delle famiglie per condizione socio-professionale (2014)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia (1) (2)

Le attività finanziarie delle famiglie al netto delle banconote in circolazione e dei fondi pensione contano per oltre 3.500 miliardi, pari a poco meno di 140 mila euro a famiglia. Mediamente, i depositi bancari e postali contano per oltre il 30%. I titoli di Stato il 5%. Gli altri titoli (obbligazioni bancarie e del settore privato)  il 7%. Le azioni, i fondi comuni di investimento (FCI) e i titoli esteri (sia obbligazionari che azionari) per quasi un terzo. Le altre attività finanziarie, tra cui le quote di partecipazioni in attività imprenditoriali e commerciali e le riserve assicurative, per un ¼. 


Le attività finanziarie in mano agli imprenditori e ai liberi professionisti ammontano mediamente a poco più di 400 mila euro.  La quota detenuta in depositi è il 27,6%. I titoli di Stato rappresentano solamente il 3,8% delle attività finanziarie, gli altri titoli  contano per il 4,6 del portafoglio. Le azioni, i FCI e i titoli esteri raccolgono il 63% degli investimenti. Le  altre partecipazioni e le riserve assicurative   valgono il residuo 1% del portafoglio finanziario.

I dirigenti detengono attività finanziarie per oltre 386 mila euro. La quota detenuta in depositi è il 24,4%. I titoli di Stato sono oltre il 6%. Gli altri titoli superano l’11%. Anche per loro, le azioni, i FCI e i titoli esteri sono gli investimenti preferiti (43,3%).  Le partecipazioni in attività imprenditoriali  e le riserve assicurative coprono il restante 15%.

I pensionati possiedono in media attività finanziarie per 160 mila euro. I depositi sono il 29%.  Gli investimenti in titoli pubblici sono il 5,7%. Gli altri titoli contano per il 6,6% del portafoglio. Consistenti ma inferiori alle altre attività finanziarie (32,3%) sono gli investimenti in azioni, FCI e titoli esteri (26,4).

Gli altri lavoratori autonomi possiedono in media attività finanziarie per poco meno di 135 mila euro. Quasi un terzo è lasciato nei depositi bancari o postali, il 4,8 è in titoli di Stato e il 6,2% in altri titoli. Gli investimenti azionari, nei FCI e nei titoli esteri, per quanto importanti (oltre il 30%) sono inferiori ai depositi. Oltre ¼  del patrimonio è destinato a partecipazioni in attività imprenditoriali, in riserve assicurative e altri attivi minori.  


Gli impiegati posseggono investimenti finanziari per a 115.800 euro. Il 36% è disponibile presso  conti bancari o postali.  I titoli di Stato sono meno del 3%, mentre gli altri titoli superano il 9%. Le azioni, i FCI e i titoli esteri rappresentano meno del 22%, mentre le partecipazioni e le riserve assicurative completano il portafoglio con il 30%.

Gli operai possono contare in media  su 47.500 euro a famiglia. Il 41,2%  è lasciata sui conti correnti o di deposito. I titoli di Stato contano per il 4,5%, mentre gli altri titoli sono al 4,3%. Modesti gli investimenti azionari, nei FCI e nei titoli esteri (15%). Le coperture assicurative e altre attività finanziarie rappresentano il 35%.

Le famiglie dei disoccupati e degli altri non attivi professionalmente possono contare in media su 32.400 euro. I depositi raccolgono  il 37,6% delle loro disponibilità finanziarie. I titoli di Stato sono presenti per l’1,1%. Gli altri titoli pesano oltre il 6,5%.  Meno del 24% sono gli investimenti in azioni, FCI e titoli esteri. Le altre attività finanziarie (ovvero il 31%) sono immobilizzate in polizze assicurative o altre attività poco liquide.



domenica 7 giugno 2015

Risparmi e Impieghi finanziari delle famiglie - 2014

Fonte: Elaborazioni su dati Istat e Banca d'Italia

Secondo l’Istat, il reddito delle famiglie nel 2014 è stato superiore a 1.101 miliardi di euro, lo 0,1% in più rispetto al 2013. I prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2%, sicché il reddito reale viene leggermente limato dello 0,1%. La sostanziale invarianza del potere d’acquisto delle famiglie le ha indotte  ad intraprendere delle spese che negli anni precedenti erano state rinviate o tagliate, permettendo ai consumi di crescere dello 0,3% in termini reali.

E’ pertanto diminuita la propensione al risparmio, dall’11,1 al 10,8% del reddito nominale, ed equivalente ad un accantonamento di 118 miliardi. Di questi, 5,6 sono stati impiegati per i rimborsi netti dei debiti pre-esistenti. Il totale delle passività finanziarie è pertanto sceso da 698,4  a 692,8 miliardi, pari al 62,9% del reddito delle famiglie.

La fetta più consistente del risparmio è stata utilizzata per gli investimenti, prevalentemente immobiliari. Secondo l’Istat tale voce avrebbe drenato 91,6 miliardi. Tuttavia, rispetto al 2013, detti investimenti sarebbero scesi del 3,4%.

Dedotte le due voci precedenti, il risparmio destinato alle attività finanziarie si commisura in 21,2 miliardi, pari ad oltre un quinto dalla crescita del patrimonio mobiliare stimato dalla Banca d’Italia per il 2014. Al netto di questa immissione di capitale fresco, la ricchezza finanziaria delle famiglie cresce del 2%.

Le famiglie possono contare su oltre 3.792 miliardi di euro. Circa un terzo è detenuto in banconote e depositi (quasi 1.240 miliardi). Questi sono aumentati nel corso dell’anno passato di 36 miliardi, di cui solo 200 milioni per interessi. L’incremento della liquidità si deve pertanto, oltre che all’afflusso del nuovo risparmio finanziario (21,2 mld.), a disinvestimenti netti da altre forme di impieghi per 14,6 miliardi.



I titoli obbligazionari in mano alle famiglie sono pari a 526 miliardi. Poco meno della metà (237,5 mld.) sono stati emessi dalle banche, sebbene il loro controvalore sia diminuito di quasi 90 miliardi. I titoli pubblici contano per 173,6 miliardi, meno del 5% del patrimonio finanziario lordo. Anch’essi sono diminuiti di 12,7 miliardi rispetto ad un anno prima. In calo anche i titoli esteri, che valgono meno di 109 miliardi, mentre è marginale il possesso di titoli emessi dalle imprese (6,3 mld.).

Le famiglie vantano prestiti, inclusi quelli alle cooperative, per oltre 15 miliardi.

Le azioni nel portafoglio delle famiglie valgono 64,7 miliardi (4,2 mld. in più rispetto a fine 2013). Ma gli investimenti effettivi nel corso del 2014 sarebbero stati secondo la Banca d’Italia di 4,4 miliardi. Ne consegue che, nonostante  i corsi di borsa siano rimasti sostanzialmente invariati (+0,2% il Ftse-Mib nel 2014), gli investimenti azionari delle famiglie non siano stati particolarmente fortunati in termini di rivalutazione monetaria (-0,3%).

Le quote e le partecipazioni possedute in altre attività imprenditoriali varrebbero poco più di 754 miliardi (+3,1%).

Il possesso di azioni estere rimane modesto (45,4 mld.), sebbene il controvalore sia aumentato del 9,7%.

Cospicua è la crescita dei fondi comuni di investimento (+23%), che valgono oltre 380 miliardi. Al netto dei 56,5 miliardi di afflussi netti, l’incremento patrimoniale si commisura intorno al 4,7%.

La posizione netta sulle assicurazioni vita e sui fondi pensione vale oltre 767 miliardi (oltre il 20% delle attività finanziarie), con una crescita di poco inferiore al 10% sul 2013.


Al netto dei 693 miliardi di passività, la ricchezza finanziaria delle famiglie sfiora i 3.100 miliardi, il 3,4% in più del 2013.


domenica 15 marzo 2015

Mercato azionario e immobiliare sostengono la ricchezza delle famiglie americane

Fonte: Elaborazioni su dati FED

A fine 2014, le famiglie americane possedevano attività finanziarie e reali per oltre 97 mila miliardi di dollari, in crescita rispetto al 2013 di oltre 4.400 miliardi (+4,8%).  Gli strumenti finanziari vi hanno contribuito per 3.000 miliardi e per poco meno di 1.400 le attività non finanziarie.

Nel 2014, il reddito delle famiglie al netto delle imposte personali è stato di quasi 12.990 miliardi di dollari, a fronte di consumi per 11.930 miliardi. Ne consegue che il risparmio (l’8,1% dei redditi netti) ha contribuito ad accrescere le disponibilità delle famiglie per  quasi 1.060 miliardi. Al netto del  risparmio generato dalle famiglie, la ricchezza è aumentata di 3.370 miliardi (+3,6%).

Tra le attività reali, che contano il 30% della ricchezza complessiva delle famiglie, il valore delle abitazioni registra un aumento in termini nominali di 1.220 miliardi  di dollari (+5,5%). Detto incremento è riconducibile alla crescita dei prezzi pari, in base all’indice  S&P Case-Shiller, al 4,9%. Se ne deduce che le famiglie abbiano incrementato il patrimonio immobiliare di almeno 130 miliardi.


I mutui espressi ai valori correnti sono diminuiti per il settimo anno consecutivo e la loro incidenza percentuale  passa dal 55,6% delle proprietà immobiliari delle famiglie del 2009 al 39,8%.

Tale evoluzione è connessa al livello medio-alto degli acquirenti, i quali possono fare a meno di indebitarsi. Se ne ha prova anche dalle vendite delle case di nuova costruzione: nel 2014  sono aumentate solamente del 2,6%, ma quelle con un valore superiore a 500 mila dollari, segnano un balzo del 39%. Le vendite di case nuove con un valore  inferiore a 200 mila dollari sono invece diminuite del 15,5%.  Quelle di valore intermedio sono aumentate poco meno del 4%.


Il buon andamento delle attività finanziarie, collocate per il 46,6% presso gestori o società finanziarie, è da attribuirsi al comparto azionario. Nel 2014, l’indice S&P500 è aumentato di oltre l’11%, consentendo una rivalutazione delle azioni in portafoglio di 1.000 miliardi. Le famiglie hanno colto l’occasione per vendere 47 miliardi di azioni.  La quota sul totale delle attività finanziarie si avvicina comunque al 20%.



Dell’andamento dei mercati si giovano, oltreché il risparmio gestito (+5,6%), anche le stime delle partecipazioni in società e imprese non quotate (+3,7%). Il peso di questo asset vale il 9,6% del totale delle attività finanziarie.

Il valore dei titoli obbligazionari in portafoglio scende invece di 519 miliardi, con  i titoli del Tesoro americano in calo per poco meno di 250 miliardi. La quota dei titoli pubblici sul totale delle attività finanziarie delle famiglie scende di mezzo punto percentuale, all’1%.

Visti i modesti rendimenti dei titoli, le famiglie hanno preferito incrementare la liquidità. I depositi sono cresciuti di  oltre 575 miliardi (+6% rispetto al 2013).


Quanto alle passività delle famiglie, se i mutui sono stati ridotti, è cresciuto l’indebitamento legato ai consumi (+8,9%). Nel complesso l'indebitamento aumenta del 2,6% e rappresenta meno del 15% della ricchezza complessiva delle famiglie.

La ricchezza netta, pari a più di 82.900 miliardi, aumenta del 5,2%. Mediamente i 320 milioni di americani possono contare su oltre 259 mila dollari a testa (213.400 euro).

martedì 16 dicembre 2014

Ripartizione delle attività finanziarie delle famiglie presso il sistema bancario

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

Avvertenza: il seguente grafico cumula i depositi con i c/Titoli entrambi fino a 50 mila euro e così via per le altre classi di intervallo. 

In altri termini, tra depositi e c/Titoli la soglia effettiva giunge a 100 mila euro e analogamente raddoppia per le altre soglie.

E' ovvio che questa classificazione è meramente rappresentativa, poiché ad esempio si può dare il caso che un cliente abbia un deposito fino a 50 mila euro e un c/Titoli superiore a 250 mila. 

E' inoltre evidente che se lo stesso cliente intrattiene più rapporti bancari i suoi valori vengono necessariamente considerati singolarmente dalle statistiche della Banca d'Italia.


Tali valori sono stati ottenuti partendo dai seguenti grafici:


venerdì 6 giugno 2014

Attività finanziarie delle famiglie - 2013

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia e Istat

Secondo l’Istat, il reddito delle famiglie nel 2013 è stato pari a 1.079 miliardi di euro, lo 0,1% in più rispetto al 2012. I prezzi al consumo sono cresciuti tuttavia dell’1,3%, sicché il reddito reale è diminuito dell’1,2%. Ciò ha indotto le famiglie a ridurre i consumi in misura più che doppia, del 2,6%.

E’ pertanto aumentata la propensione al risparmio, dall’11,4 al 12,7% del reddito nominale, pari a 137 miliardi. Di questi, 11,4 sono stati impiegati per i rimborsi netti dei debiti pre-esistenti. Il totale delle passività finanziarie è pertanto sceso da 710 a 698 miliardi, pari al 64,7% del reddito delle famiglie.


La fetta più consistente del risparmio è stata utilizzata per gli investimenti, prevalentemente immobiliari. Secondo l’Istat tale voce avrebbe drenato 98,7 miliardi. Tuttavia, rispetto al 2012, detti investimenti sarebbero scesi del 3,8%, assai più dei mutui per l’acquisto delle abitazioni (-1,2%).

Dedotte le due voci precedenti, il risparmio destinato alle attività finanziarie si commisura in 26,9 miliardi, pari ad un terzo dalla crescita del patrimonio mobiliare stimato dalla Banca d’Italia per il 2013. Al netto di questa immissione di capitale fresco, la ricchezza finanziaria delle famiglie cresce dell’1,4%, poco al di sopra dell’inflazione.

Le famiglie possono contare su 3.758 miliardi di euro. Circa un terzo è detenuto in banconote e depositi (oltre 1.200 miliardi). Questi sono aumentati nel corso dell’anno passato di 24,4 miliardi e di 0,7 per interessi netti.

I titoli obbligazionari in mano alle famiglie sono 625 miliardi. Oltre la metà (326,5 mld.) sono emessi dalle banche, sebbene siano diminuiti di quasi 50 miliardi. I titoli pubblici contano per 184,4 miliardi, meno del 5% del patrimonio finanziario lordo. Anch’essi sono diminuiti di 20 miliardi rispetto ad un anno prima. In calo anche i titoli esteri, che valgono meno di 114 miliardi, mentre è marginale il possesso di titoli emessi dalle imprese (0,3 mld.).

Le famiglie vantano prestiti, inclusi quelli alle cooperative, per oltre 15 miliardi.

Le azioni nel portafoglio delle famiglie valgono 60,6 miliardi (2,1 mld. in più rispetto a fine 2012). Ma gli investimenti effettivi sarebbero diminuiti, secondo la Banca d’Italia, di 11 miliardi. Ne consegue che i prezzi (+16,6% il Ftse-Mib nel 2013), avrebbero rivalutato gli investimenti di 13,1 miliardi, ossia del 22,4%.


Le quote di partecipazioni in altre attività imprenditoriali varrebbero oltre 812 miliardi (+8,4%).

Il possesso di azioni estere rimane modesto (43,2 mld.), sebbene siano incrementate in valore del 14,6%.

Cospicua è anche la crescita dei fondi comuni di investimento (+13,6%), che valgono oltre 308 miliardi.

La posizione netta sulle assicurazioni vita e sui fondi pensione vale oltre 690 miliardi (il 18,4% delle attività finanziarie), con una crescita del 5% sul 2012.

Al netto dei 698 miliardi di debiti, la ricchezza finanziaria delle famiglie si commisura in poco meno di 3.060 miliardi, il 3,1% in più del 2012.

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domenica 9 marzo 2014

La ricchezza netta della famiglie americane cresce del 13,8%

Fonte: FED

A fine 2013, le famiglie americane possedevano attività finanziarie e reali per oltre 94.400 miliardi di dollari, in crescita rispetto alla fine del 2012 di di quasi 10.000 miliardi (+11,8%).  Gli strumenti finanziari vi hanno contribuito per 7.500 miliardi e per poco meno di 2.500 le attività non finanziarie.

Nel 2013, il reddito delle famiglie al netto delle imposte personali è stato di oltre 12.475 miliardi, a fronte di consumi per 11.500 mld. Ne consegue che il risparmio (il 7,8% dei redditi netti) ha contribuito ad accrescere le disponibilità delle famiglie per  più di 980 miliardi. Al netto del  risparmio generato dalle famiglie, la ricchezza è aumentata di 8.980 miliardi (+10,6%).

Tra le attività reali, che contano il 29% della ricchezza complessiva delle famiglie, il valore delle abitazioni registra un aumento in termini nominali di poco inferiore ai 2.300 miliardi (+11,6%). Detto incremento è imputabile esclusivamente alla crescita dei prezzi delle case, pari al 13,4% in base all’indice  S&P Case-Shiller. Se ne deduce che le famiglie, dopo tre anni consecutivi di incrementi,  abbiano ridotto di  oltre 350 miliardi le proprietà immobiliari in loro possesso.


I mutui espressi ai valori correnti sono diminuiti per il sesto anno consecutivo e la loro incidenza percentuale  passa dal 55,7% delle proprietà immobiliari delle famiglie del 2009 al 42,6%.

Tale evoluzione è connessa al livello medio-alto degli acquirenti. Le case di nuova costruzione vendute nel corso del 2013 sono infatti aumentate di oltre il 15%. Ma, mentre le abitazioni di valore inferiore a 150 mila dollari sono diminuite di oltre il 20%, le vendite superiori ai 500 mila dollari sono aumentate di quasi il 60%. Quelle di valore intermedio aumentano per poco meno del 18%.




Il buon andamento delle attività finanziarie, collocate per il 43,7% a gestori o società finanziarie, è da imputarsi al comparto azionario. Nel 2013, l’indice S&P500 è aumentato di circa il 30%, consentendo una rivalutazione delle azioni in portafoglio di oltre 3.000 miliardi. Dopo i timidi approcci dei due anni precedenti le famiglie si sono lasciate convincere e vi hanno investito oltre 460 miliardi, portando il peso delle azioni oltre il 20% delle attività finanziarie.



Dell’andamento dei mercati si giovano, oltre che il risparmio gestito (+11,7%), anche le stime relative alle partecipazioni in società e imprese non quotate (+8,1%), per quanto il loro peso sul totale delle attività finanziarie venga limato di oltre mezzo punto percentuale, dal 13,6 al 13%.

Insignificante al crescita dei titoli obbligazionari (+11,4 miliardi), con  i titoli del Tesoro americano prevalentemente venduti (-17,6 mld.). La quota dei titoli pubblici sul totale delle attività finanziarie delle famiglie rimane confinata sotto l’uno e mezzo per cento.

Visti i modesti rendimenti dei titoli, le famiglie hanno preferito incrementare la liquidità, con i depositi che crescono di  oltre 245 miliardi (+2,7% rispetto al 2012).


Quanto alle passività delle famiglie, se i mutui sono stati ridotti, è cresciuto l’indebitamento legato ai consumi (+5,3%). Nel complesso l'indebitamento aumenta dell’1,2% e rappresenta meno del 15% della ricchezza complessiva delle famiglie (16,1 a fine 2012).

La ricchezza netta, pari a più di 80.660 miliardi di dollari, aumenta del 13,8%. Mediamente i 317 milioni di americani possiedono oltre 254 mila dollari a testa (più di 184.500 euro). 

mercoledì 29 gennaio 2014

Il portafoglio finanziario delle famiglie per condizione socio-professionale (2012)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia  (1) (2)


Nel complesso, le attività finanziarie al netto delle banconote in circolazione contano per 3.555 miliardi, pari a 148.750 euro a famiglia. Mediamente, i depositi bancari e postali contano per oltre il 29%. I titoli di Stato il 5,2%. Gli altri titoli (obbligazioni bancarie e del settore privato, azioni, fondi di investimento, gestioni patrimoniali e titoli esteri) per il 23,6%. Le altre attività finanziarie, tra cui le quote di partecipazioni in attività imprenditoriali non quotate e le riserve assicurative, per il 42%.

Le attività finanziarie in mano agli imprenditori e ai liberi professionisti ammontano mediamente a poco meno di 585 mila euro.  La quota detenuta in depositi è il 16,5%. I titoli di Stato rappresentano solamente il 4% delle attività finanziarie, gli altri titoli  contano 1/3 del portafoglio. Le  quote di partecipazione nelle attività imprenditoriali, le riserve assicurative  e il resto delle attività valgono il 46,5% del portafoglio finanziario.

I dirigenti detengono attività finanziarie per oltre 400 mila euro. La quota detenuta in depositi è il 22,5%. I titoli di Stato sono il 4,6% e il 32% è la quota degli altri titoli. Le partecipazioni in attività imprenditoriali  e le riserve assicurative coprono il restante 41%.

Gli altri lavoratori autonomi possiedono in media attività finanziarie per poco meno di 188 mila euro. Quasi il 30% è disponibile nei depositi bancari o postali, il 5,5 è in titoli di Stato e il 17,5 in altri titoli. Anche per loro, quasi la metà del patrimonio è destinata a quote di partecipazione in attività imprenditoriali, in riserve assicurative e altri attivi minori.  

I pensionati possiedono in media attività finanziarie per 152.600 euro per famiglia. La loro propensione alla liquidità supera il 31%. Sono sopra la media gli investimenti in titoli pubblici (7  contro il 5,2%). Gli altri titoli contano per il 21,3% del portafoglio. Le altre attività finanziarie rappresentano il 40%.

Gli impiegati posseggono investimenti finanziari per a 123.500 euro. Il 36,5% è mantenuto disponibile presso  conti bancari o postali.  I titoli di Stato sono solo il 3,8%, mentre gli altri titoli superano il 20%. Quote di partecipazione e riserve assicurative completano il portafoglio per meno del 40%.

Gli operai possono contare in media  su 45.350 euro a famiglia. Il 41,5%  è lasciata sui conti correnti o di deposito. Scarsa la fiducia verso i titoli di Stato, che contano per il 2,1%, mentre gli altri titoli arrivano al 14%. Le coperture assicurative e altre attività finanziarie rappresentano il 42,5%.

Le famiglie dei disoccupati e degli altri non attivi professionalmente possono contare in media su 27.300 euro. I depositi raccolgono  il 42% delle loro disponibilità finanziarie. I titoli di Stato sono presenti per lo 0,6%. Gli altri titoli pesano oltre il 10%.  Le altre attività finanziarie (ovvero 12.800 euro, pari al 47%) sono immobilizzate in polizze assicurative o altre attività poco liquide.


La ricchezza delle famiglie presso le banche (2012)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia (1) (2)


Tra depositi e circolante, le famiglie detenevano nel 2012 poco meno di 1.150 miliardi di euro, pari al 12,2% delle attività, sia mobiliari che immobiliari.

Il 92,8% delle famiglie ha un deposito bancario o postale. Non hanno un conto bancario o postale quasi il 40% di coloro che non hanno un’occupazione, l’8% degli operai, oltre il 7% dei pensionati, il 6% dei lavoratori autonomi (diversi da imprenditori e liberi professionisti), l’1% degli impiegati e un dirigente su 500.

In rapporto al reddito familiare,  quasi una famiglia su quattro non ha conti correnti se si trova tra il 20% più povero. Ma anche tra il 20% più ricco, uno ogni 333 vuole sfuggire ad ogni forma di tracciabilità.

Fonte: Banca d'Italia

Limitatamente ai depositi bancari, pari a 660 miliardi, il 42% dei conti aveva un saldo inferiore a 50 mila euro. Coloro che lasciavano sul conto tra i 50 e i 250 mila euro erano il 40% e il 18% riteneva vantaggioso lasciare sul conto oltre 250 mila euro.

L’importo medio dei depositi (bancari e postali) per famiglia  vede in testa gli imprenditori e i liberi professionisti, con oltre 96.300 euro. Seguono i dirigenti con poco meno di 91 mila e gli altri autonomi con 56.000 euro.  I pensionati hanno in media qualcosa meno di 48 mila, mentre tra gli impiegati si scende a 45 mila. Gli operai sono a 18.800 e tra coloro che non hanno un’attività il saldo è inferiore a 11.500 euro.

Le attività finanziarie delle famiglie, al netto del circolante e dei depositi,  ammontano ad oltre 2.500 miliardi, pari al 26,7% della ricchezza complessivamente posseduta.

Delle attività finanziarie depositate presso il sistema bancario (1), pari circa a 1.025 miliardi, quelle inferiori a 50 mila euro erano il 12%. Un 36% era incluso tra i 50 e i 250 mila euro e il restante 52% superava i 250 mila euro.

Fonte: Banca d'Italia

Assumendo la ripartizione per classi di importo adottata per i depositi e i conti titoli, si ottiene che le attività fino a 100 mila euro (50 mila in depositi  e 50 mila in titoli) rappresentano  il 24% del patrimonio finanziario detenuto presso il sistema bancario; quelle fino a 500 mila (250 in depositi e 250 in titoli) sono il 37%  e il restante 39% supera il mezzo milione di euro.


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(1) Le cifre che seguono poste in neretto sono state riviste il 4/2/2014.

lunedì 11 marzo 2013

La ricchezza netta della famiglie americane cresce del 9%

Fonte: Elaborazioni su dati FED

A fine 2012, le famiglie americane possedevano attività finanziarie e reali per oltre 79.500 miliardi di dollari, in crescita rispetto alla fine del 2011 di 5.500 miliardi (+7,4%).  Gli strumenti finanziari vi hanno contribuito per 3.800 miliardi e per 1.700 le attività non finanziarie.

Nel 2012, il reddito delle famiglie al netto delle imposte personali è stato di oltre 11.930 miliardi di dollari, a fronte di consumi per 11.120 miliardi. Ne consegue che il risparmio (il 6,8% dei redditi netti) ha contribuito ad accrescere le disponibilità delle famiglie per  più di 800 miliardi. Al netto del  risparmio generato dalle famiglie, la ricchezza è aumentata di 4.685 miliardi (+6,3%).

Tra le attività reali, che contano il 31,6% della ricchezza complessiva delle famiglie, il valore delle abitazioni registra un aumento in termini nominali di oltre 1.540 miliardi  di dollari (+8,4%). Detto incremento è riconducibile in buona parte alla crescita dei prezzi pari, in base all’indice  S&P Case-Shiller, al 6,8%. Se ne deduce che le famiglie, per il terzo anno consecutivo, abbiano investito sulle proprietà immobiliari (oltre 280 miliardi). Tali scelte sono agevolate dall'andamento dei prezzi, ancora del 30% inferiori ai massimi del luglio 2006.


Nonostante gli acquisti di nuove abitazioni, i mutui sono stati ridotti per più di 230 miliardi, tanto che l’incidenza media sul valore immobiliare scende dal 52,6 del 2011 al 47,4% (54,8 nel 2009).

Tale evoluzione è connessa al livello medio-alto degli acquirenti. Le case di nuova costruzione vendute nel corso del 2012 sono infatti aumentate di oltre il 20%. Ma le abitazioni di valore inferiore a 150 mila dollari sono diminuite del 7,8%, mentre le vendite superiori ai 500 mila dollari sono aumentate del 21,7%. Quelle di valore intermedio sono aumentate del 26,8%.


Il buon andamento delle attività finanziarie, collocate per quasi il 41% a gestori o società professionali, è da imputarsi al comparto azionario. Nel 2012, l’indice S&P500 è aumentato del 13,4%, consentendo una rivalutazione delle azioni in portafoglio di oltre 1.185 miliardi. Tale opportunità è stata utilizzata dalle famiglie per alleggerire la propria esposizione per più di 265 miliardi di dollari. Ciò nonostante la quota azionaria sul totale delle attività finanziarie cresce di mezzo punto percentuale, al 18%.


Dell’andamento dei mercati si giovano, oltre che il risparmio gestito (+9,4%), anche le stime relative alle partecipazioni in società e imprese non quotate (+5,6%), per quanto il loro peso sul totale delle attività finanziarie venga limato di due decimi di punto, al 14,9%.

Insieme alle azioni, sono stati venduti anche i titoli obbligazionari diversi dai titoli pubblici, per  quasi 350 miliardi.  I titoli del Tesoro americano, nonostante i rendimenti inferiori all’inflazione, sono cresciuti di  388 miliardi (+60%). Tuttavia, la quota dei titoli pubblici sul totale delle attività finanziarie delle famiglie rimane confinata sotto il 2%.

I depositi sono aumentati per poco meno di 485 miliardi, con una crescita del +5,7% rispetto al 2011.


Quanto alle passività delle famiglie, se i mutui sono stati ridotti, è cresciuto l’indebitamento legato ai consumi (+7%). Nel complesso l'indebitamento aumenta dello 0,2% e rappresenta meno del 17% della ricchezza complessiva delle famiglie (18,1 a fine 2011).


La ricchezza netta, pari a più di 66.000 miliardi di dollari, aumenta del 9% innanzi ad una crescita media dei prezzi del 2,1%.

Mediamente, i 315 milioni di americani possono contare su 210 mila dollari a testa (quasi 160 mila euro).