giovedì 10 marzo 2016

Sofferenze sui prestiti bancari al 12,4% del pil (+385% dal 2008)

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

I tassi di interesse sui prestiti bancari alle società non finanziarie (SNF) sono saliti dall’1,67 di novembre ad oltre il 2% a gennaio, pur in presenza di una sostanziale stabilità dei tassi sui titoli pubblici quinquennali intorno allo 0,55%. Ciò indica che la domanda da parte delle imprese si è rafforzata, ma non ha convinto il sistema bancario che ha ridotto i prestiti in essere dagli oltre 804 miliardi di novembre a meno di 792 miliardi di gennaio (-1,5%).


Nonostante lo spread tra i tassi sui prestiti e i titoli quinquennali sia passato da 1,1 a 1,5 punti percentuali, il calo dei prestiti (anche nel confronto annuale: -2,3 a gennaio) si spiega con l’aumento delle sofferenze, che per le imprese equivalgono a 143,8 miliardi, ovvero il 18,2% dei prestiti, in aumento del 9% rispetto a dodici mesi prima.


Analoga evoluzione si nota per i piccoli imprenditori, per i quali i tassi passano dal 3,57 di dicembre al 3,74 di gennaio.  Ma anche per loro, nonostante lo spread con i titoli a cinque anni sia salito a 3,2 punti percentuali, non sarebbe conveniente concedere nuovi prestiti. Infatti tra la fine del 2015 e il primo mese del 2016 quelli effettivamente in essere sono scesi dello 0,7% e dell’1,4 negli ultimi dodici mesi.


Ancora una volta sono le sofferenze a guidare il pensiero dei banchieri. Quelle dei piccoli imprenditori sono aumentate nell’ultimo anno del 6,5% e rappresentano il 17,6% del valore dei prestiti.

Insieme, il settore produttivo non finanziario ha accumulato sofferenze per quasi 160 miliardi, pari ad oltre il 18% dei prestiti erogati.

Il settore più in difficoltà è quello delle costruzioni. A dicembre i prestiti coprivano due anni di attività produttiva, nonostante siano stati ridotti di quasi il 14% dal 2010. I crediti inesigibili sono ad un passo dal 30% e superano il 60% della produzione annua.

Segue il terziario, che pur essendo relativamente poco indebitato (meno del 60% del valore aggiunto) presenta un tasso di insolvenza del 15,8%, superando il settore industriale che si ferma al 15,5. Vi è infine il settore agricolo che ha ottenuto finanziamenti per ben oltre la produzione annua (il 134% del valore aggiunto) ed ha un’inadempienza di poco superiore al 14%.


I tassi di interesse tra dicembre e gennaio sono aumentati anche per le famiglie, soprattutto per quelli finalizzati al consumo (di circa mezzo punto), trainati da una forte domanda, fortemente connessa agli acquisti di auto nuove (+17,5% le nuove immatricolazioni a gennaio rispetto ad un anno prima). Ma nell’arco degli ultimi dodici mesi, i tassi sono potuti scendere (dal 7,3 al 6,9%) in linea con il calo dei tassi quinquennali (dallo 0,9 allo 0,55), lasciando invariato lo spread a 6,4 punti percentuali. Ciò ha indotto il sistema bancario a concedere il 13,7% in più di finanziamenti.

Negli ultimi due mesi i tassi sui mutui per l’acquisto dell’abitazione sono rimasti sostanzialmente stabili. Il che dimostra la persistente debolezza del settore immobiliare. Ciò ha consentito di beneficiare del calo dei tassi sui titoli pubblici decennali (che in un’ottica annuale scendono dall’1,7 all’1,5%) riducendo corrispondentemente i tassi sui mutui dal 3,1 al 2,85%. Ma i prestiti erogati nello stesso periodo sono aumentati solamente dello 0,8%.

Nel complesso i prestiti non onorati dalle famiglie sono il 7,3%, a 37,8 miliardi, in aumento ad un tasso annuo del 9%.


Se alle imprese non finanziarie e alle famiglie si aggiungono anche gli altri settori (finanziari e pubblica amministrazione) le sofferenze superano i 202 miliardi, pari al 12,4% del pil (un punto in più rispetto al 2014). Ma dal 2008, i crediti inesigibili sono aumentati del 385%, con punte superiori al 450% per le SNF.


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