lunedì 28 marzo 2016

L'economia americana nel 2015

Nel 2015 i profitti delle imprese americane sono scesi del 3,1%. Il calo è stato particolarmente forte su quelli conseguiti all’estero (-7%), in seguito al rafforzamento del dollaro (10,7%), ma anche quelli interni non sono sfuggiti ad un ridimensionamento del 2,1%.


Il calo dei profitti è stato indotto dalla riduzione dei margini unitari così come si deduce da un aumento del costo del lavoro per unità di prodotto (clup) dell’1,9% a fronte di una crescita del deflatore del pil dell’1%.


Il tasso di profitto, misurato come rapporto tra gli utili lordi e il capitale investito, rappresentato dagli investimenti e dal costo del lavoro, è conseguentemente diminuito dal 17,2 del 2014 al 16% (nel 2012 era al 18,1).


Ciò nonostante gli investimenti sono aumentati del 4%. Un ritmo inferiore rispetto al 5,3 dell’anno precedente, ma comunque significativamente positivo. Hanno sostenuto gli investimenti soprattutto quelli  residenziali (che passano dal +1,8 a +8,9%). Dimezzano il tasso di crescita invece gli altri investimenti (dal +6,1 al +3%).


I profitti hanno potenzialmente coperto il 69% degli investimenti. Il 27,2% di quest’ultimi  sono stati effettuati ricorrendo all’indebitamento e il restante 3,8% immettendo capitale fresco derivante dai risparmi accumulati.


La forte espansione degli investimenti residenziali si può ricondurre sia al significativo aumento dei prezzi delle case nuove (+4,7%) sia all’aumento della domanda (+14,1% il numero delle nuove abitazioni vendute).

Quanto all’intensità di capitale dei nuovi investimenti, misurata dal rapporto tra gli stessi investimenti e il capitale impiegato (investimenti + costo lavoro), è aumentata leggermente dal 23,1 al 23,2%, ma rimane significativamente al di sotto dei valori pre crisi (prossimi al 25%).


L’occupazione è cresciuta  dell’1,7% e dell’1,8  per i dipendenti. I compensi individuali sono aumentati del 2,5%, sicché i redditi complessivi da lavoro sono cresciuti del 4,4%. Tenendo conto che i prezzi al consumo sono aumentati solamente dello 0,3%, i redditi reali individuali crescono del 2,2% e di oltre il 4% quelli complessivi.

I trasferimenti pubblici e privati sono parimenti cresciuti al netto della variazione dei prezzi al consumo del 5%. I redditi da capitale e impresa sono infine aumentati del 3,7% in termini nominali, ovvero del 3,3 in termini reali. Nel complesso il potere d’acquisto delle famiglie aumenta del 4,1% e del 3,4 al netto delle imposte sui redditi individuali.

I consumi sono conseguentemente aumentati del 3,1%, grazie soprattutto agli acquisti di beni durevoli (+6%), a loro volta sospinti da un espansione del credito al consumo del 6,5% in termini nominali. Si può stimare che l’indebitamento netto nell’ultimo anno abbia coperto oltre il 16% degli acquisti di beni durevoli.


Le esportazioni sono aumentate per poco più dell’1% e contribuiscono positivamente alla crescita della domanda del settore provato (+3%).  Positivo anche l’apporto della domanda pubblica (0,7%), nonostante il taglio alla spesa militare (-1,2%).


Nel complesso la domanda aggregata sale del 2,6% e favorisce una crescita delle importazioni di poco inferiore al 5%, indotta anche – come si è visto – dalla forza del dollaro. Le vendite effettive delle imprese presenti sul territorio americano salgono quindi del 2,3%. Un leggero accumulo di scorte, porta la crescita del pil al 2,4%.

Le ultime previsioni per il 2016 stimano un rallentamento della crescita del pil al 2,1%.


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