sabato 20 febbraio 2016

Stallo

Euro o non euro, i conflitti tra le classi permangono. I piccoli imprenditori vengono schiacciati dalla crisi ed espulsi dal mercato o cedono l'attività alle imprese maggiori nazionali od estere. Ma tutti e tre i soggetti si contrappongono ai lavoratori, i quali devono subire negli ultimi tempi  anche la concorrenza della forza lavoro immigrata.

Si potrebbe pensare che sul tema €uro-exit si possa costituire un'alleanza tra il capitale nazionale e i lavoratori, al fine di riconquistare quella sovranità perduta che ci è costata molti sacrifici in termini di occupazione, reddito e diritti sociali.

Tuttavia, è francamente irritante che si pretenda dai lavoratori, massacrati su tutti i fronti, l'accettazione per l'ennesima volta della politica dei due tempi ovvero la rinuncia  a tutelare i propri interessi in cambio della possibilità di riportare domani le decisioni di politica economica sotto l'ambito nazionale, quando fino ad oggi gli stessi imprenditori, in quanto classe, hanno sostenuto tutte le implicazioni negative che sono derivate dall'adozione dell'euro.

In teoria i lavoratori avrebbero tutto il vantaggio a chiedere il ritorno alla piena sovranità politica ed economica, innanzi ad un sistema che procede contro il loro tenore di vita, i loro diritti e la loro dignità inesorabilmente come uno schiacciasassi. Dovrebbero essere in prima linea. 

Ma perché dovrebbero morire per i loro datori di lavoro? perché dovrebbero sputare sangue quando questa classe dirigente non è nemmeno in grado di comprendere quale sia il proprio interesse e non vede altro come nemico il costo del lavoro, le tasse e la spesa pubblica? Tutti temi che si ritorcono contro gli stessi lavoratori e che rimarranno sul tavolo, dato che la gestione dell'uscita dall'euro non può essere considerata neutrale e qualcuno sarà chiamato a pagare i costi, che comunque vi saranno.

Se gli imprenditori ritengono che sia più vantaggioso uscire dall'euro (e dubito che abbiano raggiunto questa consapevolezza)  hanno in mano tutti gli strumenti, politici, economici e mediatici per realizzare il loro progetto. 

Il problema piuttosto è l'incredibile assenza di una forza politica di sinistra che sensibilizzi su questo argomento. Non è certo di sinistra il Partito Democratico, pienamente integrato all'ideologia dell'euro e del liberismo, mentre la sinistra che si definisce più radicale è ottusamente chiusa entro logiche nazionali e al più si illude di cambiare il volto dell'Europa.

Così mentre le classi sociali non hanno di fatto alcuna consapevolezza della loro situazione rispetto al capitale internazionale, solo una frazione della destra dice di essere pronta al grande passo, ed è quella che ha il volto più becero e tendenzialmente fascista. E ciò rende ancor più diffidenti quelle forze politiche che dicono di voler rappresentare i lavoratori.

Siamo in uno stallo. La situazione è chiaramente insoddisfacente e sappiamo che andrà sempre peggio. Ma più che ricordare i polli di manzoniana memoria, con i no-euro di destra che si scontrano con i pochi no-euro di sinistra e viceversa (e tutti insieme sono comunque una minoranza), a me sembra che l'Italia sia sospesa in una bolla destinata a scoppiare e si attenda rassegnati l'inevitabile catastrofe.

1 commento:

  1. Non mi sembra di fare una considerazione geniale quando affermo che è improprio definire di sinistra una coalizione PD-NCD. Ma se si vuole insistere nel definirla così, rispetto lo stesso chi la sostiene.

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