martedì 16 febbraio 2016

Migliora il surplus commerciale, ma solo grazie al calo della bolletta energetica

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

Il surplus della bilancia commerciale tra il 2014 e il 2015 è salito da 41,9 a 45,2 miliardi. Il miglioramento è attribuibile ad una crescita più elevata delle esportazioni ai prezzi correnti (+3,7%) rispetto alle importazioni (+3,3).

Tuttavia, se si guarda alla tipologia dei beni,  si nota che le esportazioni di prodotti finiti sono aumentate solamente del 5,5% rispetto al +9,9 delle importazioni, nonostante che tra il 2014 e il 2015 l’euro si sia indebolito da 1,33 a 1,11 nei confronti del dollaro (-16,5%).

Sono i beni intermedi e l’energia in realtà ad apportare il miglioramento della bilancia commerciale, grazie ad un calo del valore delle importazioni del 3,5% innanzi ad una sostanziale invarianza delle ri-esportazioni (+0,6). In particolare è la bolletta energetica che ci consente di risparmiare quasi il 20%, grazie al crollo del prezzo petrolio che in media annua passa da 99 a 52,25 $ al barile (-47,2%) e che, per quanto ridimensionato se espresso in euro, si commisura in un calo teorico nella valuta comune del 38,5%. Secondo l’Istat il prezzo medio effettivamente pagato sulle importazioni di energia è diminuito del 26.7%.

Il deficit commerciale sui beni intermedi ed energetici scende pertanto da 35,4 a 28,5 miliardi, mentre il surplus dei prodotti finiti si ridimensiona da 77,4 a 73,7.


In termini di quantità, le esportazioni crescono dell’1,8% a fronte di un aumento delle importazioni superiore al 7%, trainate non solo dai beni intermedi ed energetici (+6%), che in parte vengono ri-esportati (+2,4), ma anche dagli acquisti di beni finali (+5), innanzi ad esportazioni che non raggiungono il punto percentuale di crescita.



Gli scambi con i paesi UE

Dal punto di vista geografico, il deficit con la zona euro è fortemente peggiorato, da meno di un miliardo ai 4,2 dell’anno appena terminato, con la Germania che pesa per 5,8 miliardi.

Il peggioramento deriva da una crescita delle importazioni (+5,1%) superiore a quella delle esportazioni (+3,2). Ancor più evidente è il divario se si guarda agli scambi con la Germania, ove le importazioni crescono del 4,4 innanzi ad un aumento delle nostre vendite dell’1,7.

La zona Euro vale oltre il 40% delle nostre esportazioni (la Germania il 12,3) e il 46,2 delle nostre importazioni (15,4 quelle tedesche).

Gli scambi con i paesi UE non facenti parte della zona euro ci procurano un surplus di 15,7 miliardi, in leggera diminuzione dai 15,9 del 2014, a causa di un aumento delle importazioni dell’8,2% innanzi ad esportazioni che crescono del 5,5.

La UE rappresenta il 54,3% delle nostre vendite all’estero e il 53,4 dei nostri acquisti, generando un surplus di 11,5 miliardi (14,9 nel 2014). 



Il resto del mondo

Gli scambi con i paesi non UE hanno procurato un surplus di 33,7 miliardi, contro i 27 conseguiti nell’anno precedente, grazie ad un aumento delle vendite del 3,6% a fronte della sostanziale invarianza delle importazioni (-0,1).

Particolarmente significative sono state le esportazioni verso gli Stati Uniti che, grazie alla debolezza dell’euro, sono aumentate di quasi il 21%.  Le importazioni crescono del 13,8%, più per effetto del cambio che per un aumento significativo dei volumi (in teoria in calo del 2,3%). Il surplus sale da 17,3 a 21,8 miliardi di euro.

Notevoli anche le esportazioni verso l’India, in crescita del 10,3%, mentre gli acquisti arretrano del 4,1%.

Ferme le esportazioni verso la Cina (-0,7), dalla quale abbiamo acquistato il 12,3% in più, ampliando il deficit da 14,6 a 17,7 miliardi.

Le importazioni dai paesi Opec risentano del calo del prezzo del petrolio e scendono del 12,3% e ciò si riflette anche sulla domanda di prodotti italiani, in calo dell’1,3%. L’avanzo commerciale del 2014 raddoppia da 2,2 a 4,4 miliardi di euro.


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