sabato 17 ottobre 2015

La distribuzione della ricchezza nel 2015

Il Global Wealth Databook 2015 aggiorna a metà anno la stima della ricchezza mondiale e la sua distribuzione. Secondo lo studio del Credit Suisse, il patrimonio immobiliare e finanziario a livello globale supera i 250 mila miliardi di dollari ed è in calo rispetto ad un anno prima del 4,7%. L’arretramento è imputabile tanto alla discesa dei valori immobiliari quanto a quelli finanziari.



Rispetto alla distribuzione geografica, sono solo tre i paesi che riescono ad incrementare la ricchezza: Stati Uniti, Cina e Regno Unito. 


Estendendo l’orizzonte temporale all’inizio del millennio, la ricchezza risulta in aumento di quasi 129 mila miliardi, ma le quote di partecipazione alla crescita permangono disomogenee.


Molto disomogenea è anche la distribuzione rispetto all’entità della ricchezza individuale. Lo 0,7% della popolazione mondiale , ovvero 34 milioni di adulti, possiedono in media un patrimonio individuale di oltre 3,3 milioni di dollari e tutti insieme detengono il 45,2% della ricchezza mondiale.

Vi è poi il 7,4% degli adulti, meno di 350 milioni di persone, che detiene in media oltre 280 mila dollari e complessivamente posseggono il 39,4% della ricchezza globale.

Oltre un miliardo di persone, il 21% degli adulti, si deve accontentare di poco più di 31 mila dollari. La loro quota sulla ricchezza mondiale è del 12,5%.

Infine vi sono 3,4 miliardi di persone, il 71% degli adulti, che può fare affidamento su soli 2.185 dollari. Per costoro, tutti insieme, la  loro ricchezza equivale al 3% di quella complessiva a livello mondiale.


Esaminando i principali paesi rispetto al 10% degli adulti più ricchi, la concentrazione della ricchezza nel periodo che va dal 2000 al 2015 appare piuttosto diffusa. Cresce in misura straordinaria, ossia di oltre dieci punti percentuali, in Cina (dal 48,6 al 65,7%), in India (dal 65,9 al 76,3%) e in Russia (dal 77,1 all’87,1%).

La ricchezza si concentra, sia pur ad un tasso inferiore, anche negli USA (dal 74,6 al 75,6%) e in Italia, Spagna, Grecia e Portogallo, nonostante la crisi economica degli ultimi 7 anni. Scende invece in Germania e Francia.


Nell’ultimo anno in particolare, la ricchezza negli Stati Uniti è aumentata del 5,7%. Ma per il 10% più ricco la crescita è stata in media del 7,1 contro l’1,5 del restante 90% degli americani.

La ricchezza si concentra anche quando diminuisce, perché la perdita dei valori patrimoniali è più forte tra chi ha di meno, come è avvenuto negli ultimi dodici mesi in tutti i maggiori paesi europei.



Volgendo lo sguardo all’Italia, la ricchezza media per adulto a metà 2015 era poco sotto i 182 mila euro.

La tendenza alla concentrazione della ricchezza si conferma anche per il nostro paese. L’1% degli italiani più facoltosi, ovvero meno di mezzo milione di persone con un patrimonio medio individuale di oltre 4,25 milioni di euro, ha visto passare la propria quota dal 17,4% del 2011 al 23,4 (+6 punti percentuali).

Non si può lamentare chi si trova entro il 10%: i 4,4 milioni di adulti con un patrimonio medio di quasi 600 mila euro, accrescono la quota dal 29,1 al 29,7%.


Il restante 90%, che nel 2011 controllava ancora oltre il 50% della ricchezza nazionale, a fine giugno era sceso sotto il 47%. Sono stati colpiti sia il ceto medio-alto (con una quota che passa dal 42,8 al 32,8% e un patrimonio medio individuale di oltre 176 mila euro) che il ceto medio-basso,  nonché i poveri, il cui patrimonio complessivo scende dal 10,7 all’8,1%. Si tratta di quasi 24 milioni e mezzo di italiani adulti che hanno un patrimonio inferiore a 30 mila euro.


1 commento:

  1. La piramide è sempre più ripida, i ricchi sempre più ricchi, i poveri d'altro canto non sono poi così poveri. I market movers stanno come sempre in alto e muovono i fili dell'economia mondiale.

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