mercoledì 16 settembre 2015

USA, povertà in aumento dal 1999 e ricchi sempre più ricchi

Fonte: US Census Bureau

Tasso di povertà dal 1999 per razza

Distribuzione % del reddito delle famiglie per quintile

2014 - valori % di reddito percepito

Primo quintile (20% delle famiglie) 3,1
Secondo quintile 8,2
Terzo quintile 14,3
Quarto quintile 23,2            
Quinto quintile 51,2

Top 5% delle famiglie 21,9

domenica 6 settembre 2015

Disoccupazione, scende la percentuale, ma non il valore assoluto

In base alle rilevazioni trimestrali dell’Istat, gli occupati sarebbero cresciuti nel corso degli ultimi dodici mesi terminanti a giugno di 180 mila unità, grazie esclusivamente alla crescita netta dei dipendenti, dato che circa 3 mila lavoratori autonomi avrebbero cessato l’attività.

Dei 183 mila dipendenti in più, 106 mila sarebbero stati assunti a tempo indeterminato e 77 mila con contratti a termine. Quest’ultimi superano ormai il 14% dei dipendenti (13,8 nel secondo trimestre 2014).

Delle 106 mila assunzioni a tempo indeterminato, 73 mila sono a tempo pieno e 33 mila con orario ridotto.

Tra i lavoratori a tempo indeterminato si stima che 388 mila siano in cassa integrazione (il 2,7%), in calo rispetto ad un anno prima del 23,2%, ovvero di 117 mila unità.

L’area del lavoro precario estensivamente intesa, ossia quelli con contratto a tempo determinato, i lavoratori part-time  e quelli in cassa integrazione, riguarda quasi 5,4 milioni di persone, pari al 31,7% dei dipendenti.

Sono invariati rispetto ad un anno prima i 3,1 milioni di disoccupati ufficialmente censiti dall’Istat nel trimestre. Il tasso di disoccupazione resta superiore al 12%.

Tuttavia se si considerano coloro che hanno rinunciato a cercare attivamente un’occupazione ma sono disponibili a lavorare qualora ve ne fosse l’opportunità, ovvero quasi 3,6 milioni di persone, il tasso di disoccupazione calcolato sulla forza lavoro potenziale salirebbe a poco meno del 23% (22,8 nel secondo trimestre 2014).


Includendo infine i cassintegrati si arriverebbe al 24,3%, ossia a quasi 7,1 milioni di persone (i 16 mila in meno rispetto ad un anno prima, pari allo 0,2%, rientrano tranquillamente nell’ambito dell’errore statistico).


martedì 1 settembre 2015

Pil Italia primo semestre a +0,45%. Nel secondo semestre dovrà crescere più del doppio per confermare le previsioni di +0,7

Fonte: Elaborazioni su dati Istat

L’ultimo dato rilasciato dall’Istat afferma che il pil nel secondo trimestre è cresciuto dello 0,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Nel primo quarto dell’anno la crescita fu solo dello 0,2.


Il merito del miglioramento è da attribuire ai consumi, che passano dal +0,2 di fine marzo a +0,6%, oltre alle esportazioni (anche se rallentano dal +4,2 al 4%). Sono in particolare i beni durevoli a sostenere la spesa delle famiglie (+9,2%), mentre gli altri beni (-0,6) e i servizi (+0,4) si annichiliscono reciprocamente.

Tra i beni durevoli, forte è la crescita dei mezzi di trasporto, come si evince dalle immatricolazioni di auto nuove (+16,5%). Fenomeno che riguarda anche le imprese, i cui investimenti in questo segmento crescono del 23%.  Sostanzialmente fermi sono invece gli investimenti in macchinari e attrezzature (-0,2), mentre il settore delle costruzioni arretra di quasi il 2%. Nel complesso, la spesa delle imprese torna per la prima volta positiva in termini annui (+0,3) dal primo trimestre 2011.

Ancor più modesta è l’espansione della domanda pubblica (+0,2). L’unica voce in grado di trainare la domanda aggregata è l’export, che recupera i livelli precedenti la crisi del 2008.


La domanda complessiva cresce pertanto dell’1,3%. Ne beneficiano soprattutto i concorrenti e i fornitori esteri: le importazioni salgono del 5,5%, sicché la domanda effettiva per le imprese residenti cresce di un insignificante 0,2%.

Ciò nonostante l’occupazione sarebbe cresciuta di quasi un punto percentuale, a scapito della produttività delle nuove forme di impiego della forza lavoro.


Nel primo semestre il pil è cresciuto dello 0,45% rispetto allo stesso periodo del 2014. Le attuali previsioni per il 2015 confidano in un aumento dello 0,7. Se ne deduce che nel semestre in corso il pil dovrebbe salire ad un tasso di poco inferiore all’1% per poter confermare ciò che si attende la media degli analisti.