domenica 7 giugno 2015

Risparmi e Impieghi finanziari delle famiglie - 2014

Fonte: Elaborazioni su dati Istat e Banca d'Italia

Secondo l’Istat, il reddito delle famiglie nel 2014 è stato superiore a 1.101 miliardi di euro, lo 0,1% in più rispetto al 2013. I prezzi al consumo sono cresciuti dello 0,2%, sicché il reddito reale viene leggermente limato dello 0,1%. La sostanziale invarianza del potere d’acquisto delle famiglie le ha indotte  ad intraprendere delle spese che negli anni precedenti erano state rinviate o tagliate, permettendo ai consumi di crescere dello 0,3% in termini reali.

E’ pertanto diminuita la propensione al risparmio, dall’11,1 al 10,8% del reddito nominale, ed equivalente ad un accantonamento di 118 miliardi. Di questi, 5,6 sono stati impiegati per i rimborsi netti dei debiti pre-esistenti. Il totale delle passività finanziarie è pertanto sceso da 698,4  a 692,8 miliardi, pari al 62,9% del reddito delle famiglie.

La fetta più consistente del risparmio è stata utilizzata per gli investimenti, prevalentemente immobiliari. Secondo l’Istat tale voce avrebbe drenato 91,6 miliardi. Tuttavia, rispetto al 2013, detti investimenti sarebbero scesi del 3,4%.

Dedotte le due voci precedenti, il risparmio destinato alle attività finanziarie si commisura in 21,2 miliardi, pari ad oltre un quinto dalla crescita del patrimonio mobiliare stimato dalla Banca d’Italia per il 2014. Al netto di questa immissione di capitale fresco, la ricchezza finanziaria delle famiglie cresce del 2%.

Le famiglie possono contare su oltre 3.792 miliardi di euro. Circa un terzo è detenuto in banconote e depositi (quasi 1.240 miliardi). Questi sono aumentati nel corso dell’anno passato di 36 miliardi, di cui solo 200 milioni per interessi. L’incremento della liquidità si deve pertanto, oltre che all’afflusso del nuovo risparmio finanziario (21,2 mld.), a disinvestimenti netti da altre forme di impieghi per 14,6 miliardi.



I titoli obbligazionari in mano alle famiglie sono pari a 526 miliardi. Poco meno della metà (237,5 mld.) sono stati emessi dalle banche, sebbene il loro controvalore sia diminuito di quasi 90 miliardi. I titoli pubblici contano per 173,6 miliardi, meno del 5% del patrimonio finanziario lordo. Anch’essi sono diminuiti di 12,7 miliardi rispetto ad un anno prima. In calo anche i titoli esteri, che valgono meno di 109 miliardi, mentre è marginale il possesso di titoli emessi dalle imprese (6,3 mld.).

Le famiglie vantano prestiti, inclusi quelli alle cooperative, per oltre 15 miliardi.

Le azioni nel portafoglio delle famiglie valgono 64,7 miliardi (4,2 mld. in più rispetto a fine 2013). Ma gli investimenti effettivi nel corso del 2014 sarebbero stati secondo la Banca d’Italia di 4,4 miliardi. Ne consegue che, nonostante  i corsi di borsa siano rimasti sostanzialmente invariati (+0,2% il Ftse-Mib nel 2014), gli investimenti azionari delle famiglie non siano stati particolarmente fortunati in termini di rivalutazione monetaria (-0,3%).

Le quote e le partecipazioni possedute in altre attività imprenditoriali varrebbero poco più di 754 miliardi (+3,1%).

Il possesso di azioni estere rimane modesto (45,4 mld.), sebbene il controvalore sia aumentato del 9,7%.

Cospicua è la crescita dei fondi comuni di investimento (+23%), che valgono oltre 380 miliardi. Al netto dei 56,5 miliardi di afflussi netti, l’incremento patrimoniale si commisura intorno al 4,7%.

La posizione netta sulle assicurazioni vita e sui fondi pensione vale oltre 767 miliardi (oltre il 20% delle attività finanziarie), con una crescita di poco inferiore al 10% sul 2013.


Al netto dei 693 miliardi di passività, la ricchezza finanziaria delle famiglie sfiora i 3.100 miliardi, il 3,4% in più del 2013.


giovedì 4 giugno 2015

Occupazione in aumento ad aprile, ma nella giusta prospettiva non è così eclatante

Fonte: Elaborazioni su dati Istat (1) (2), Eurostat ed Inps

Nel primo trimestre del 2015 gli occupati sono  diminuiti sullo stesso periodo del 2014 di 13mila unità. Il calo riguarda soprattutto i lavoratori dipendenti (-17 mila), poiché i lavoratori autonomi che hanno aperto un'attività supera di 4 mila coloro che l'hanno chiusa. 

E' il settore dei servizi a fornire il maggior incremento occupazionale, grazie all'assunzione di 131 mila dipendenti, a cui si aggiungono 16 mila nuovi lavoratori autonomi.

Anche l'agricoltura è tra i settori ad alto assorbimento di lavoro. Ma in questo caso prevalgono i nuovi imprenditori agricoli (+28 mila) sui nuovi dipendenti (+17 mila).

In calo è invece il settore industriale, che perde 14mila dipendenti, mentre 28 mila piccoli imprenditori chiudono l'attività.

Infine il settore delle costruzioni, che perde 42mila addetti, in maggioranza dipendenti (-26 mila). Ma vi è anche la chiusura dell'attività da parte di 16 mila imprenditori edili.

Il calo di 17 mila dipendenti rispetto ad un anno fa riguarda praticamente quelli con un contratto a tempo indeterminato (-64 mila), mentre i precari aumentano di 47 mila unità. 


I lavoratori precari (ovvero a tempo determinato) rappresentano il 13% dei dipendenti (13,6 nel primo trimestre 2014). Se si tiene conto anche di chi lavora part time tra chi ha un contratto a tempo indeterminato la percentuale di coloro che non ha un'occupazione stabile o a tempo pieno sale al 28,5% dei dipendenti.

I dipendenti in  cassa integrazione sono fortemente diminuiti rispetto ad un anno fa, a 341mila (-42,2%), pari al 2,4% dei dipendenti a tempo indeterminato.

I disoccupati nel primo trimestre del 2015 erano 3 milioni e 300 mila, in calo del 5,3% rispetto ad un anno prima. Il tasso di disoccupazione è stato del 13%. Tuttavia se si tiene conto di coloro che hanno rinunciato a cercare un'occupazione, ma sono disponibili a lavorare (ovvero altri 3,8 milioni di sfiduciati), nonché i cassintegrati, la disoccupazione effettiva raggiunge il 25,5% e coinvolge 7,5 milioni di persone.


Al netto degli effetti stagionali, la disoccupazione ufficiale ad aprile  era al 12,4%, con quella giovanile (che coinvolge 655 mila ragazzi) poco sotto il 41%.

Nella zona euro, il tasso di disoccupazione ufficiale della Spagna è al 22,7%; in Francia è al 10,5 e in Germania al 4,7%. In Grecia, con i dati fermi a febbraio, le persone in cerca di un lavoro sono il 25,4%. 


Nel complesso della zona euro, la disoccupazione è oltre l'11% e riguarda oltre 17,8 milioni di persone, di  cui 3,2 giovani con meno di 25 anni. Negli Stati Uniti ad aprile era al 5,4%.