venerdì 29 maggio 2015

Grecia, ad aprile è ripresa la corsa ai bancomat

Fonte: Elaborazioni su dati BCE


Ad aprile i depositi presso il sistema bancario greco hanno continuato a scendere ad un passo nettamente superiore al calo dei prestiti. Negli ultimi dodici mesi i primi sono diminuiti di oltre il 22% a fronte di un calo dei prestiti dell’1,6%.



In termini assoluti si tratta di un calo di 42,6 miliardi per i depositi e meno di 4 per i prestiti. L’effettivo deflusso dei depositi negli ultimi dodici mesi, al netto dei rimborsi netti sui prestiti, è stato pertanto di 38,7 miliardi.


Limitatamente al mese di aprile i depositi presso il sistema bancario ellenico sono diminuiti di 5,3 miliardi (contro i  3,9 di marzo).

I depositi delle famiglie sono scesi di oltre 3,5 miliardi. Al netto dei circa 400 milioni utilizzati per i rimborsi netti sui prestiti, l’effettivo deflusso si attesta sui 3,1 miliardi.

I depositi degli altri soggetti residenti (prevalentemente imprese) sono diminuiti di 2,8 miliardi. Se si tiene conto dei 1,3 miliardi di rimborsi netti sui prestiti, il deflusso effettivo si attesta su un miliardo e mezzo, ammontare che risulta invariato negli ultimi tre mesi.

I depositi degli investitori dell’area euro, prevalentemente bancari, sono diminuiti di circa 55 milioni. Tuttavia i prestiti netti erogati sono aumentati di  568 milioni. Al netto di questa voce, l’effettivo rimpatrio si attesta sopra i 600 milioni. 


Alla fine di aprile, il sistema bancario poteva contare su depositi della clientela nazionale per 142,7 miliardi  e su 6,2  miliardi da parte di clientela dell’area euro.


domenica 17 maggio 2015

Nel primo mese del QE, gli acquisti di titoli pubblici da parte della Banca d'Italia sono meno del 90% di quanto previsto

Fonte: Elaborazioni su dati Banca d'Italia

A marzo il debito pubblico era di 2.184,5 miliardi (oltre il 135% del pil), in aumento rispetto a dodici mesi prima di quasi 65 miliardi.

Al netto degli oltre 58 miliardi che l'Italia ha dato  ai paesi della zona euro in difficoltà (direttamente o attraverso organismi europei), il debito “interno” si riduce a poco più di  2.126 miliardi (62,5 in più rispetto ad un anno fa).

L’aumento del debito “interno” è stato finalizzato per 47,5 miliardi alla copertura del “fabbisogno interno”, di cui oltre 75 derivanti dagli interessi passivi. Il saldo primario (ossia al netto degli interessi sul debito pubblico) segna pertanto un avanzo di 27,7 miliardi, ovvero l’1.7% del pil.

I restanti 15 miliardi derivanti dall’aumento dell’indebitamento sono confluiti nelle disponibilità liquide del settore pubblico,  ora superiori a 102 miliardi, equivalenti al 6,3% del pil. In particolare, a  fine marzo la liquidità del Tesoro nei conti della Banca d’Italia era di circa 79 miliardi, mentre le altre AAPP  vantavano più di 23 miliardi presso gli altri istituti di credito.

La liquidità disponibile del settore pubblico è pertanto in grado di coprire oltre due anni di “fabbisogno interno”.

A fine febbraio, più della metà del debito pubblico era detenuto dal settore finanziario nazionale; quasi il 35% da creditori esteri e meno del 10% da altri residenti (imprese e famiglie). La Banca d’Italia, che da marzo è chiamata ad acquistare titoli pubblici attuando le direttive della BCE in tema di politica monetaria, aveva alla stessa data 112,2 miliardi di debito pubblico, pari al 5,1% di quello complessivo. Nel primo mese del Quantitative Easing i titoli pubblici iscritti a bilancio sono cresciuti di 6,4 miliardi, meno del 90% dei 7,2 miliardi mensili previsti dal QE a carico della Banca d’Italia.

Il rendimento medio dei titoli decennali ad aprile è stato inferiore all’1,4%, con uno spread sui titoli tedeschi di pari scadenza di 124 punti base.