venerdì 30 maggio 2014

Il M5S ha perso il consenso nelle regioni più ricche

Che il PD di Renzi abbia vinto le ultime elezioni europee non vi sono ovviamente dubbi.

I consensi sono cresciuti in tutte le regioni, sia in quelle con minor reddito pro capite (del 2012) sia in quelle più ricche.


Al più si può notare che la percentuale dei voti intercettati è più alta proprio tra chi sta meglio e che questa tendenza si è rafforzata nell'ultimo anno (l'R quadro passa dal 31 al 38%).

Parallelamente, la sconfitta del M5S di Grillo si spiega proprio con il venir meno del consenso tra le regioni più ricche, dato che più o meno riesce a riconfermare le percentuali conquistate un anno fa tra le regioni più povere.


mercoledì 28 maggio 2014

Le fallimentari Politiche di Bilancio dell'ultimo triennio

Il rapporto dell'Istat pubblicato oggi riporta, tra le tante altre statistiche economiche, due grafici sui risultati (fallimentari) delle politiche di bilancio attuate in Italia negli ultimi tre anni.

Il primo riguarda le politiche fiscali restrittive.



Nel triennio 2011-2013 le manovre avrebbero dovuto generare un afflusso di nuove entrate. 

Per quanto sia pazzesco che durante un ciclo economico recessivo si pensi ad aumentare la pressione fiscale, non vi è stata alcuna esitazione ad attuare simili manovre, con il risultato di ottenere l'effetto opposto, per la semplice ragione che in una situazione di crisi cala il reddito delle famiglie e delle imprese. I governi degli ultimi tre anni hanno quindi solo contribuito a stringere il cappio ad un economia già in carenza di ossigeno.

Il secondo grafico riguarda le politiche di spesa.


Qui i governi si sono superati per servilismo verso la Commissione Ue, soprattutto negli ultimi due anni. Non contenti di soffocare dal lato delle entrate il settore privato, hanno tagliato la spesa pubblica e l'hanno tagliata anche più di quanto programmato. 

L'effetto sul sistema economico non poteva che essere recessivo. Il pil, dopo la stagnazione del 2011 (+0,6%), è infatti calato del 2,4 nel 2012 e dell'1,8 nel 2013.

Tutti questi sacrifici imposti agli italiani, in termini di aumento di tasse e minor servizi o redditi erogati a famiglie e imprese, non solo sono stati recessivi, ma anche inutili. Infatti - nonostante queste assurde politiche di bilancio - il debito pubblico è salito dal 120% del 2010 al 132,6 dell'anno scorso.

Continuando ad inseguire soglie del tutto prive di fondamento (come il tetto del 3%) e le prescrizioni dei fondamentalisti liberisti e dei pseudo tecnici della Commissione Ue i risultati saranno quelli sotto gli occhi di tutti, come la disoccupazione che balza dall'8 al 13%. 

Cosa si vuole? conti in ordine e disordini in piazza? Basta continuare come negli ultimi tre anni.

martedì 27 maggio 2014

"La depressione-stagnazione non era la routine nell'Europa prima dell'avvento dell'euro". Krugman risponde a Barroso

Segnalo l'intervento di Paul Krugman tradotto da l'AntiDiplomatico.it. Come sempre, breve ma efficace.

Disoccupazione giovanile 2013

Fonte: ILO

Riporto la cartografia mondiale della disoccupazione giovanile così come pubblicata dal rapporto dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro.

In Italia nel 2013 era al 39,7%. Cliccando sulla fonte dei dati riportata all'inizio di questo post si potrà conoscere l'effettivo tasso di disoccupazione degli altri paesi, grazie all'interattività del grafico, nonché scaricare l'intero rapporto.

sabato 17 maggio 2014

Spagna, (in)successo delle riforme

Il Sole 24 Ore di oggi pubblica un articolo che vorrebbe mostrare il successo delle "riforme". Riforme che - occorre dirlo? - riguardano il mercato del lavoro. 

La prova tangibile  di questo successo viene illustrata da un grafico, dal quale si evince che il pil spagnolo passa da un calo dello 0,1% registrato circa un anno fa al +0,4 del primo trimestre di quest'anno (rispetto al trimestre precedente). Spettacolare!

Ma - scusate - dall'inizio della crisi, di quanto è caduto il pil? Secondo Eurostat è crollato del 7,4%. 

Ed ora dov'è arrivato? a -6,9%. Ed è questo il successo delle politiche economiche euro-spagnole?


Si noti poi che il quotidiano confindustriale intitola il riquadro dedicato alla Spagna con "Più flessibilità nel mercato del lavoro". Ma quali sono stati i risultati di questa maggiore flessibilità? E' sparita la disoccupazione? 

Manco per sogno. La percentuale dei disoccupati, sempre secondo Eurostat, è passata dall'8 ad oltre il 25%. 


Direi che spacciare come vincenti simili risultati è semplicemente pura disinformazione. 

Quando gli studenti impartiscono lezioni ai professori

Sergio Cesaratto ospita sul suo blog l'intervento di un dottorando a proposito di un articolo pubblicato dal sito Lavoce.info in merito a La monetizzazione del debito e lo spettro dell’inflazione.

L'articolo dei due economisti ripresi dallo studente universitario ripropone la più triviale formulazione della teoria quantitativa della moneta, secondo la quale la crescita della base monetaria conduce sistematicamente ad un aumento dell'inflazione.

Il dottorando si vede costretto pertanto a rettificare i professori, ricordando loro che è improbabile un'inflazione significativa fin quando non si giunga in prossimità della piena occupazione. 

Peraltro la tesi dei professori è smentita dai dati di fatto, tanto nella zona euro quanto negli Stati Uniti. Di seguito, i grafici che riportano l'andamento della M1 (circolante + depositi a vista) e  la variazione dei prezzi negli ultimi anni:

- nella zona euro


- e negli Stati Uniti



Come è evidente, l'andamento dell'inflazione è  praticamente indipendente dall'andamento delle variabile monetaria, la quale può crescere o scendere mentre la variazione annua dei prezzi può prendere addirittura andamenti opposti a quanto prospettato dalla teoria quantitativa della moneta.

Ciò detto, occorre ricordare - per completezza - che non è affatto garantito che la politica monetaria sia sufficiente a ripristinare la piena occupazione (sebbene una politica restrittiva non potrà certo essere di aiuto).  

venerdì 16 maggio 2014

Consigli tattici (e complotti politici) per uscire dall'euro

Pier Giorgio Gawronski poco più di sei mesi fa aveva lanciato una proposta per bypassare la politica monetaria e fiscale che la BCE e la Commissione impongono ai paesi membri che più hanno sofferto dalla crisi dell'euro.

Quella proposta viene ora ripresa e integrata con una possibile tattica politica, al fine di raggiungere il risultato desiderato o in alternativa la creazione di un contesto favorevole all'uscita dall'euro. La si può leggere sul blog di Alberto Bagnai.

venerdì 2 maggio 2014

Italia, Disoccupazione ufficiale al 12,7%; quella vera al 22,6%

Fonte: Eurostat, US BLS

Disoccupazione nella zona euro a marzo all'11,8% e al 6,3% negli Usa ad aprile




Disoccupazione nei maggiori paesi della zona euro



Disoccupazione ufficiale ed effettiva in alcuni paesi della UE nel quarto trimestre 2013